Si è spento serenamente nel sonno, nella mattinata di oggi, lunedì 9 febbraio, Antonino Zichichi, figura centrale della fisica italiana e internazionale. Nato a Trapani nel 1929, da una storica famiglia di Erice, aveva 96 anni. Lascia tre figli, cinque nipoti e una pronipote.
Professore emerito di Fisica Superiore all’Università di Bologna, Zichichi è stato uno dei protagonisti assoluti della ricerca scientifica del secondo Novecento. Nel corso della sua lunga carriera ha ricoperto ruoli di primo piano: presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dal 1977 al 1982, fondatore e direttore, nel 1963, del Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana” di Erice, nonché promotore, nel 1982, della Dichiarazione di Erice per la Pace, che pose la scienza al centro del dialogo internazionale.
Dopo la formazione a Palermo, i primi anni di attività scientifica lo portarono tra il Fermilab di Chicago e il CERN di Ginevra. Proprio al CERN, nel 1965, guidò il gruppo di ricerca che osservò per la prima volta l’antideutone, una particella di antimateria composta da un antiprotone e un antineutrone. Da quel momento, Zichichi si affermò come una delle figure di riferimento nei grandi laboratori internazionali.
I suoi contributi alla fisica delle alte energie sono stati numerosi e decisivi: dagli studi sull’antimateria nucleare alla produzione di coppie di mesoni pesanti con stranezza positiva e negativa, che fornì la prova dell’esistenza del numero quantico di stranezza nell’universo subnucleare, fino alle ricerche sull’energia effettiva nella cromodinamica quantistica (QCD). Accanto alle scoperte scientifiche, si distinguono anche importanti invenzioni tecnologiche, come il circuito elettronico per la misura dei tempi di volo delle particelle subnucleari e una nuova tecnologia per la realizzazione di campi magnetici polinomiali ad alta precisione.
Era il 1979 quando Zichichi propose la creazione di una grande infrastruttura scientifica sotterranea, protetta da circa 1.400 metri di roccia. Un ambiente unico, pensato per studiare il cosiddetto “silenzio cosmico” e osservare fenomeni estremamente rari legati alle astroparticelle. Una visione pionieristica e ambiziosa che si concretizzò nel 1987 con l’inaugurazione dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, oggi riconosciuti come il più grande laboratorio sotterraneo del mondo.
Il suo nome è legato anche ad altri grandi progetti della fisica internazionale, come il LEP del CERN e il progetto HERA del DESY. Ha diretto numerosi esperimenti di rilievo nel campo delle particelle elementari e ha ricoperto incarichi di altissimo profilo, sia a livello europeo, come presidente della Società Europea di Fisica, sia a livello nazionale, alla guida dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
Zichichi ha svolto un ruolo attivo anche nelle istituzioni scientifiche e politiche internazionali: ha presieduto il Comitato NATO per le Tecnologie di Disarmo e ha rappresentato la Comunità Economica Europea nel Comitato Scientifico del Centro Internazionale di Scienza e Tecnologia di Mosca. Dal 1986 è stato presidente del World Lab, associazione impegnata nel sostegno alla ricerca nei paesi in via di sviluppo, oltre che presidente della World Federation of Scientists, del Museo Storico della Fisica e del Centro Studi e Ricerche “Enrico Fermi”.
Nel corso della sua vita gli sono stati conferiti oltre sessanta premi e onorificenze in Italia e all’estero, a testimonianza di un’eredità scientifica e culturale destinata a durare nel tempo. Con la scomparsa di Antonino Zichichi, la comunità scientifica perde una delle sue voci più autorevoli, visionarie e appassionate.



