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NO AL COLLEGIO ELETTORALE UNICO IN ABRUZZO: SERVE UNA RIFORMA CHE CONIUGHI RAPPRESENTANZA TERRITORIALE, ACCESSO ALLA POLITICA E GOVERNABILITÀ

RedazionediRedazione
11 Maggio 2026
inPolitica
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Giustizieri avs
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Di fronte al dibattito apertosi sulla riforma della legge elettorale regionale abruzzese crediamo sia utile contribuire alla discussione, alimentandola perché riguarda tutte e tutti noi e tenendo conto delle effettive finalità che tale legge deve avere.

Il collegio unico regionale, anche se in forma “mitigata” come da ultima versione, previsto dalla proposta di riforma della giunta Marsilio viene presentato quasi come una soluzione miracolosa capace di superare i limiti del localismo e garantire stabilità. Una riforma di questo tipo – dichiara Fabrizio Giustizieri, segretario provinciale Sinistra Italiana L’Aquila – non risolve alcunché e, al contrario, amplifica i problemi.

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Come è noto, l’attuale modello elettorale già prevede l’elezione diretta del presidente della Regione e garantisce una maggioranza certa. Francamente – prosegue Giustizieri – non si intravedono problemi di “governabilità” tali da giustificare interventi che rischiano di alterare profondamente il rapporto tra rappresentanza democratica e territorio.

Pensare che un consigliere regionale perda il proprio radicamento territoriale solo perché eletto in un collegio unico regionale significa ignorare il funzionamento reale della politica, del consenso e del voto. Anche con un collegio unico, un consigliere che venisse eletto con 15.000 voti raccolti in maniera concentrata in una specifica area della regione e appena 500 distribuiti nel resto dell’Abruzzo, continuerà inevitabilmente a mantenere un’attenzione particolare verso quel bacino elettorale che gli garantisce il grosso dei voti.

Il collegio unico, quindi, non cancellerebbe affatto il peso dei territori, rischierebbe semmai di accentuare gli squilibri già esistenti. Con la preferenza multipla, infatti, i voti delle aree più popolose tenderebbero a moltiplicarsi, favorendo inevitabilmente le zone con maggiore densità demografica e maggiore capacità organizzativa. A pagarne il prezzo più alto, inutile girarci intorno, sarebbero ancora una volta le aree interne dell’Abruzzo, che già oggi combattono contro spopolamento, riduzione dei servizi e marginalizzazione politica. Se da una parte risuonano i proclami di Marsilio e dei suoi accoliti, dall’altra è assordante il silenzio degli esponenti della destra della provincia dell’Aquila che, ancora una volta tranne qualche rara eccezione, si guardano bene dal tutelare gli interessi del territorio se, per farlo, devono aprire un fronte contro i diktat del presidente romano. C’è poi un altro elemento, tutt’altro che secondario, che merita una riflessione seria: il costo delle campagne elettorali.

Già oggi una campagna elettorale regionale dignitosa richiede risorse economiche molto rilevanti, pur svolgendosi prevalentemente su base provinciale. Estendere di fatto il terreno di competizione all’intera regione significherebbe aumentare enormemente i costi della politica: è lecito chiedersi, in caso di tale riforma, come si sosterranno queste maggiori spese?

Sappiamo bene che, soprattutto attorno ad alcuni candidati e ad alcuni partiti, esistono gruppi imprenditoriali molto “generosi” nel finanziare le campagne elettorali, spesso non in maniera disinteressata. Il rischio concreto è che questo fenomeno si accentuerebbe ulteriormente, aumentando la possibilità che i finanziatori chiedano di restituire quella generosità attraverso condizionamenti sulle scelte pubbliche. Allo stesso modo non convince affatto il possibile “baratto” politico dell’aumento del numero degli assessori regionali come contropartita per garantire l’approvazione della riforma elettorale voluta dal presidente Marsilio.

Per queste ragioni riteniamo invece convincente la proposta avanzata dal consigliere regionale di AVS Alessio Monaco, che immagina di adattare alla Regione Abruzzo il modello delle elezioni provinciali antecedente alla riforma Del Rio: 29 piccoli collegi territoriali (stesso numero dei consiglieri da eleggere escluso i candidati presidenti, ogni collegio composto da meno di 50.000 cittadini) , metodo proporzionale corretto con un premio di maggioranza capace di garantire stabilità amministrativa. Una proposta che tiene insieme rappresentanza, governabilità, vicinanza ai cittadini e contenimento dei costi della competizione elettorale.

La legge elettorale – conclude Giustizieri – dovrebbe nascere per migliorare la qualità democratica delle istituzioni e non per garantire equilibri di potere o compensazioni tra gruppi dirigenti.

Fabrizio Giustizieri – Segretario Federazione Provinciale Sinistra Italiana AVS – L’Aquila

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