AVEZZANO –Si è recato personalmente alCentro per l’impiego di Avezzano, affrontando anche le difficoltà legate alla propria disabilità, ma una volta arrivato negli ufficinon è stato ricevuto al desk. Per ottenere un appuntamento gli è stato indicato di inviare una mail. È quanto accaduto qualche giorno fa a unuomo marsicano over 50che aveva necessità di rivolgersi all’ufficio pubblico per una pratica legata al collocamento.
Una procedura semplice per chi utilizza quotidianamente smartphone e computer, molto meno per una persona che non dispone degli strumenti o delle competenze necessarie per inviare autonomamente una mail. Specie poi se la persona è affetta da disabilità. Il risultato paradossale è quindi quello di recarsi fisicamente nell’ufficio, nonostante le difficoltà, senza riuscire a ottenere direttamente un appuntamento. Quando, insomma,la fiscalità viene prima dell’umanità.
Il caso apre una questione che riguarda soprattutto le fasce più fragili della popolazione:la digitalizzazione può trasformarsi in una nuova barriera quando non viene supportata da modalità di accesso utilizzabili da tutti.Chi non possiede una casella di posta elettronica o non sa utilizzarla è costretto a rivolgersi a familiari o conoscenti persino per chiedere di essere ricevuto da un ufficio pubblico.
Passiamo alla normativa vigente. È qui, infatti, che il “paradosso all’italiana” diventa ancora più evidente: laLegge 68 del 1999 sul diritto al lavoro delle persone con disabilitànasce con l’obiettivo dichiarato di promuovere“l’inserimento e l’integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro”attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato.
Ora però, nel mondo pratico e non nella teoria dell’universo dei legislatori metafisici, una legge pensata per abbattere le barriere rischia di incontrarne una ancora prima di poter essere applicata:quella per ottenere un semplice appuntamento.Qui non si vuole mettere in discussione l’utilità dei servizi digitali, ma la necessità di garantire che alla mail e agli strumenti telematici, nel 2026, restino affiancati canali realmente accessibili, soprattutto per persone con disabilità e per chi ha minore dimestichezza con il digitale.
Non si può chiudere un mondo intero durante una pandemia dicendo“salviamo i nostri genitori e i nostri nonni”e poi, non li si accetta nemmeno in un desk per ascoltarli se non mandano una mail.Ipocrisia 2.0?
Non è il singolo caso dell’ufficio di Avezzano a far riflettere quanto generalmente il fatto che in qualsiasi ufficio pubblico dovrebbe vigere categoricamente il principio di accompagnare le persone più fragili verso l’inclusione lavorativa. Insomma,l’Abc dell’umanità.





