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ROMA-PESCARA, RIPRISTINARE DA ROMA TERMINI LA PARTENZA DEL REGIONALE VELOCE 19762 DELLE ORE 18:45

RedazionediRedazione
8 Settembre 2026
inPolitica
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intercity
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«È fondamentale mantenere il collegamento veloce delle 18:45. Il problema non è il treno, ma una linea che deve essere finalmente adeguata e potenziata».

Sulla discussione relativa al Regionale Veloce 19762 Roma-Pescara è necessario riportare il confronto sui binari della realtà e, soprattutto, delle esigenze dei cittadini abruzzesi.

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Innanzitutto occorre ripristinare la partenza da Roma Termini del Regionale Veloce 19762 delle ore 18:45.

Non è corretto sostenere che il collegamento sia privo di utenti o che la sua utilità possa essere valutata esclusivamente sulla base dell’attuale numero di passeggeri.

Il collegamento Roma-Pescara delle 18:45 rappresenta un servizio essenziale per lavoratori, studenti, professionisti e cittadini che terminano le proprie attività nella Capitale nel tardo pomeriggio. La partenza da Roma Tiburtina, anziché da Roma Termini, rende il collegamento meno accessibile e meno competitivo.

Se a questo si aggiungono tempi di percorrenza non competitivi e le criticità di una linea ancora in larga parte a binario unico, è evidente che il problema non può essere risolto semplicemente cancellando o spostando il servizio.

Il problema non è il treno: è la linea ferroviaria.

IL PARADOSSO: OGGI SI VIAGGIA PIÙ LENTAMENTE DI DECENNI FA

C’è una domanda alla quale bisogna dare una risposta: perché oggi un Regionale Veloce può impiegare oltre tre ore e mezza per collegare Roma e Pescara, quando in passato i tempi erano sensibilmente inferiori?

Gli orari ferroviari storici consentono di fare un confronto preciso.

Nel 1992, l’Intercity Gianicolo 580 partiva da Roma Termini alle 13:05 e arrivava a Pescara Centrale alle 16:07.

Tempo di percorrenza: 3 ore e 2 minuti.

L’Intercity Amiternus 581, invece, partiva da Pescara Centrale alle 6:28 e arrivava a Roma Termini alle 9:38.

Tempo di percorrenza: 3 ore e 10 minuti.

Erano collegamenti diretti tra Roma Termini e Pescara, con fermate lungo la direttrice, tra cui Avezzano, Sulmona e Chieti.

La storia ferroviaria della Roma-Pescara dimostra che esistevano collegamenti costruiti sugli orari e sulle esigenze reali di chi si spostava per lavoro e per studio, compresi servizi pomeridiani da Roma Termini e collegamenti di rientro verso la Capitale.

Il confronto storico è significativo:

  • Intercity Gianicolo 580 — Roma Termini 13:05 → Pescara Centrale 16:07: 3h02′;
  • Intercity Amiternus 581 — Pescara Centrale 6:28 → Roma Termini 9:38: 3h10′.

Oggi, invece, il Regionale Veloce può impiegare oltre tre ore e mezza, con tempi che in alcune configurazioni arrivano a sfiorare le quattro ore.

La domanda è inevitabile:

Com’è possibile che negli anni Novanta un Intercity collegasse Roma Termini e Pescara in poco più di tre ore, mentre oggi un collegamento regionale veloce possa impiegare molto di più e partire addirittura da Roma Tiburtina?

È un paradosso che non può essere ignorato.

NON È IL MOMENTO DI TAGLIARE: È IL MOMENTO DI INVESTIRE

Non è accettabile considerare fisiologico il progressivo allungamento dei tempi di percorrenza.

Durante la precedente Giunta regionale guidata dall’On. Luciano D’Alfonso, i collegamenti regionali veloci erano arrivati a tempi nell’ordine delle 3 ore e 20 minuti.

Oggi assistiamo invece a un peggioramento del servizio, mentre da anni si discute della necessità di rendere competitiva la ferrovia abruzzese.

La domanda, pertanto, non dovrebbe essere soltanto quanto costa il Regionale Veloce 19762, ma soprattutto:

perché quel treno oggi non riesce a esprimere il potenziale di un collegamento strategico come la Roma-Pescara?

Prima di pensare di destinare altrove le risorse, occorre intervenire sulle condizioni che rendono il servizio meno competitivo: la stazione di partenza, gli orari, le tracce ferroviarie, le fermate e, soprattutto, l’infrastruttura.

Non si può prima rendere un servizio meno competitivo e poi utilizzare la riduzione dei passeggeri come argomento per cancellarlo.

SBAGLIATO SPOSTARE RISORSE DALLA ROMA-PESCARA ALLA PESCARA-ANCONA

In questo quadro, riteniamo sbagliato sottrarre risorse alla direttrice Roma-Pescara per destinarle alla Pescara-Ancona, come se le due infrastrutture potessero essere messe sullo stesso piano attraverso una semplice redistribuzione delle risorse.

La Pescara-Ancona è certamente una direttrice importante per l’Abruzzo e per il collegamento lungo l’Adriatico, ma la Roma-Pescara rappresenta una direttrice fondamentale e strategica di livello nazionale ed europeo.

La Roma-Pescara collega infatti due mari, il Tirreno e l’Adriatico, mettendo in relazione la Capitale e il versante tirrenico con Pescara, l’area portuale abruzzese e il sistema produttivo e logistico dell’Adriatico.

È proprio questa funzione trasversale a rendere strategico il potenziamento della direttrice: Pescara – Roma, con la proiezione verso il versante balcanico e il porto di Ploče, in Croazia, nell’ambito della visione di un corridoio intermodale trasversale Barcellona-Civitavecchia-Pescara-Ortona-Vasto-Ploče (Croazia).

L’Abruzzo non può permettersi di indebolire una direttrice che può svolgere un ruolo centrale nel collegamento tra il Mediterraneo occidentale e l’Adriatico, favorendo la mobilità delle persone, delle merci e l’integrazione dei sistemi portuali.

Per questo la questione non può essere affrontata come una semplice scelta tra Roma-Pescara e Pescara-Ancona.

Non si tratta di contrapporre due territori o due direttrici.

Si tratta di avere una visione strategica complessiva dell’Abruzzo, nella quale la Roma-Pescara rappresenti l’asse trasversale fondamentale per collegare il Tirreno all’Adriatico e per rafforzare la posizione dell’Abruzzo nelle reti nazionali ed europee dei trasporti.

Spostare risorse dalla Roma-Pescara alla Pescara-Ancona significherebbe indebolire proprio quell’asse trasversale che può consentire all’Abruzzo di superare la propria storica marginalità infrastrutturale.

L’obiettivo deve essere, al contrario, potenziare entrambe le direttrici, senza sacrificare la Roma-Pescara, e inserire gli investimenti in una strategia infrastrutturale più ampia, capace di valorizzare la posizione geografica dell’Abruzzo tra Tirreno e Adriatico.

PER QUESTO RITENGO INDISPENSABILE

  • ripristinare da Roma Termini la partenza del Regionale Veloce 19762 delle ore 18:45;
  • mantenere il collegamento diretto Roma-Pescara nella fascia serale;
  • costruire gli orari sulle esigenze reali di lavoratori, studenti e pendolari;
  • migliorare la programmazione e la traccia oraria del servizio;
  • completare il raddoppio della linea Roma-Pescara;
  • realizzare tutti gli interventi necessari alla velocizzazione dell’intera direttrice;
  • riportare progressivamente i tempi di percorrenza su livelli realmente competitivi;
  • aumentare l’offerta ferroviaria verso Roma e lungo la direttrice adriatica;
  • non sottrarre risorse alla Roma-Pescara per finanziare altri interventi, ma aumentare gli investimenti complessivi sulle infrastrutture ferroviarie abruzzesi;
  • valorizzare la funzione della Roma-Pescara quale collegamento trasversale strategico tra Tirreno e Adriatico;
  • lavorare al riconoscimento e al rafforzamento del corridoio intermodale trasversale Barcellona-Civitavecchia-Pescara-Ortona-Vasto-Ploče (Croazia).

UNA SCELTA STRATEGICA PER L’ABRUZZO

La Roma-Pescara non è una semplice linea ferroviaria regionale. È un’infrastruttura strategica per la mobilità, l’economia e lo sviluppo dell’Abruzzo.

È anche una direttrice che può assumere un ruolo centrale nel sistema dei collegamenti trasversali tra il Mediterraneo occidentale, il Tirreno e l’Adriatico, mettendo in rete persone, imprese, porti e territori.

Per questo non può essere affrontata con una logica di semplice redistribuzione delle risorse tra un treno regionale e un altro, né tantomeno mettendo in competizione la Roma-Pescara con la Pescara-Ancona.

L’Abruzzo ha bisogno di entrambe, ma ha soprattutto bisogno di una strategia infrastrutturale complessiva e di investimenti adeguati alla propria posizione geografica e alle proprie potenzialità.

L’obiettivo deve essere molto più ambizioso: realizzare un sistema ferroviario moderno, efficiente e competitivo, capace di collegare l’Abruzzo alla Capitale e al versante adriatico in tempi adeguati alle esigenze del territorio e capace di inserirlo pienamente nelle grandi direttrici europee dei trasporti.

E bisogna avere il coraggio di dirlo con chiarezza.

Se nel 1992 un Intercity come il Gianicolo 580 collegava Roma Termini e Pescara in appena 3 ore e 2 minuti, non possiamo accettare come normale che oggi lo stesso collegamento possa richiedere quasi quattro ore.

Prima di dire che il treno non viene utilizzato, bisogna chiedersi perché.

Se il servizio parte da una stazione meno centrale, in un orario non ottimale, e percorre una linea che non consente tempi competitivi, è evidente che la domanda ne risente.

Non si può prima rendere un servizio meno competitivo e poi utilizzare la riduzione dei passeggeri come argomento per cancellarlo.

La soluzione non è cancellare il treno.

La soluzione è far funzionare meglio il treno e, soprattutto, adeguare finalmente la linea.

La Roma-Pescara non deve essere considerata una voce di spesa da comprimere, ma un investimento strategico per il futuro dell’Abruzzo.

È su questo che la Regione Abruzzo dovrebbe concentrare il proprio impegno: più infrastrutture, più collegamenti, tempi più brevi e un servizio ferroviario realmente competitivo per i cittadini abruzzesi.

La Roma-Pescara non ha bisogno di meno treni.

Ha bisogno di treni migliori, della partenza da Roma Termini e, soprattutto, di una linea finalmente all’altezza dell’Abruzzo e del ruolo strategico che il territorio può svolgere tra Tirreno e Adriatico.

Avv. Aurelio Cambise

Redazione

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