Sono tutti fermi oggi, ormeggiati
in banchina al porto di Pescara, i pescherecci della locale
marineria, per protesta contro il caro gasolio. E’ in corso una
riunione della categoria, alla quale è atteso l’assessore ad
Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Abruzzo, Emanuele
Imprudente, vicepresidente della Giunta, per decidere come
proseguire la mobilitazione, iniziata ieri nel vicino Molise.
“La mobilitazione di oggi serve a dire che siamo pronti a
passare da un fermo pacifico a scioperi più importanti” qualora
non dovessero arrivare risposte dal governo, dichiara Doriano
Camplone, presidente dell’Associazione Pesca Professionale
“Mimmo Grosso” .
“Partecipiamo alla mobilitazione delle 43 marinerie italiane;
anche noi abbiamo siglato il documento inviato al ministero
dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste con
le richieste del comparto – spiega Camplone – . Il Masaf da
subito ha preso provvedimenti per la crisi legata al costo del
carburante; il problema è che, di fatto, non si sono trasformati
in aiuti concreti. Sono usciti i bandi regionali per il credito
d’imposta, ma per imprese ed equipaggi ora ci sono solo passivi.
Qui il gasolio è arrivato a 1,17 euro al litro”.
La marineria pescarese conta 45 barche a strascico, “il
settore che soffre maggiormente per l’elevato consumo di
carburante” sottolinea Camplone, sulle quali lavorano
complessivamente 150 operatori, “poi ci sono piccola pesca,
vongolari e tutta la filiera: operai che lavorano nei cantieri,
che preparano le attrezzature, le cooperative di facchinaggio.
Lavoratore che hanno una famiglia. Poi c’è l’indotto: commercio,
ristorazione, la pesca è il settore su cui si regge l’economia
della città, è l’unica categoria di produzione primaria. Bisogna
intervenire per tutelarla, da un punto di vista economico e
culturale, se si blocca la pesca si ferma tutto” dichiara
Camplone.
“A differenza di agricoltori e autotrasportatori – conclude
Camplone – noi abbiamo ottenuto finora dal governo la promessa
di lavorare sulle nostre richieste. La mobilitazione di oggi
serve a dire che siamo pronti a passare da un fermo pacifico a
scioperi più importanti, qualora non dovessero arrivare
risposte”.
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