“PROMESSI! OVVERO I PROMESSI SPOSI IN SCENA”. QUANDO LA SCUOLA VA A TEATRO

di Roberta Placida

AVEZZANO – Capita ogni tanto che sia la scuola ad andare a teatro e ci va con i suoi pezzi migliori. Il 22 febbraio, il Teatro dei Marsi di Avezzano, nell’ambito della rassegna, programmata dal Teatro dei colori, “Passi sulla scena: letteratura, storia, memoria” dedicata agli adolescenti e proposta alle scuole, ha prestato il palco alla rappresentazione “Promessi! Ovvero I Promessi Sposi in scena” della Compagnia Teatro Invito di Lecco, per la drammaturgia di Luca Radaelli e la regia di Luca Radaelli e Beppe Rosso. Ha introdotto Gabriele Ciaccia, direttore artistico del Teatro dei colori.
Cinque attori – Stefano Bresciani (Don Abbondio), Giusi Vassena (Agnese), Nicola Bizzarri (Cristoforo), Federica Cottini (Lucia), Renzo (Marco Continanza) – sempre in scena sono gli officiatori di un rito che tramanda la testimonianza della storia di Renzo e Lucia, i promessi sposi di cui narra Alessandro Manzoni nel suo romanzo capolavoro.
La trama è nota: il matrimonio dei due giovani è impedito dalla prepotenza del signorotto del posto, il famigerato Don Rodrigo, il quale, invaghitosi di Lucia, minaccia il curato, Don Abbondio, perché non celebri le nozze. I due giovani saranno costretti a fuggire e a separarsi e prima di riunirsi dovranno affrontare dolorose vicissitudini. La semplicità della trama è, tuttavia, soltanto apparente, perché Manzoni, attraverso il suo racconto affronta tematiche importanti e complesse come l’amministrazione distorta della giustizia che, al tempo della storia, proteggeva gli oppressori a danno degli oppressi, l’importanza del perdono, unica arma per fermare il diffondersi e il perpetuarsi del male, la cristiana fiducia nella Provvidenza divina che silenziosamente muove le fila della storia individuale e collettiva. E la storia vive e prende reale consistenza sia attraverso gli umili personaggi del popolo, che attraverso la presentazione di “giganti” nel bene, come Padre Cristoforo e il Cardinale Borromeo, e nel male, come l’Innominato e la Monaca di Monza.
Misurarsi con un testo del genere non è, dunque, facile e si devono operare delle scelte. E la compagnia Teatro Invito ne ha operate di efficaci adottando valide soluzioni sceniche.
Ogni attore ha un proprio personaggio, tuttavia la coralità del racconto fa sì che dal tessuto drammaturgico emergano anche la voce del popolo dolente, furente, impaurito, costretto spesso al silenzio, vessato e preso in giro anche da chi, per stato, dovrebbe stare dalla sua parte o, quanto meno, difenderlo dai soprusi.
Nella rappresentazione vengono sapientemente usati i diversi registri stilistici che si evincono dal romanzo: da quello lirico delle descrizioni dei paesaggi, a quello epico delle azioni di massa, a quello comico dei dialoghi, a quello tragico legato a personaggi tormentati e tenebrosi di shakespeariana memoria. Il plurilinguismo, l’alternarsi di italiano, dialetto lombardo, latino della Chiesa e lo spagnolo dei dominatori, conferiscono realismo e spontaneità all’azione drammatica.
L’ispirazione per questa modalità di racconto dei Promessi Sposi è una sceneggiatura di Pierpaolo Pasolini mai realizzata. Pasolini fa raccontare la vicenda da Renzo ai propri figli in un flash back. La famiglia Tramaglino è la prima ad entrare in scena e fa da coro all’intera rappresentazione.
I giovani alunni delle scuole superiori hanno seguito lo spettacolo con interesse e partecipazione e hanno riconosciuto sulla scena persone vive, non più i personaggi fino ad allora soltanto letti e immaginati o, magari, odiati durante le lezioni a scuola e nello studio a casa. Nel teatro, il capolavoro di Manzoni ha perso la polvere ed è stato capace di entusiasmare e appassionare, trasportando il pubblico al centro della scena e dando tridimensionalità alla parola scritta.
Dalla Grecia del V secolo a.C., ad oggi il teatro ci dà ancora lezioni di didattica e pedagogia.