«IL PASSO PIÙ LUNGO DELLA CHIESA NELLA STORIA». LA SECONDA ED ULTIMA CONVERSAZIONE QUARESIMALE DEL VESCOVO DI AVEZZANO PIETRO SANTORO

AVEZZANO Il Vescovo Santoro con i profughi eritrei accolti dalla Diocesi

di Americo Tangredi

AVEZZANO – Si è svolta ieri, presso castel Orsini-Colonna, la seconda ed ultima conversazione quaresimale del Vescovo di Avezzano sempre incentrata sulla figura di Don Primo Mazzolari. L’argomento di quest’ultima conversazione è stata la figura e la visione della parrocchia negli scritti di Don Primo.

Le parole del vescovo hanno suscitato un profondo interesse soprattutto perché il pensiero di Don Primo è attuale e visibile nel mondo in cui noi viviamo. La concezione della parrocchia come “una casa che diventa umana” (citando le parole di don Mazzolari), il concetto del “sacerdote dei lontani” (moto attuale in questi tempi di migrazioni) e l’attenzione al popolo di Dio, fanno si che il messaggio del parroco di Bozzolo sia – a detta del vescovo di Avezzano- anticipatore del Concilio Vaticano II.

«Rileggere Don Primo – conclude il Vescovo – ti rende ancora più innamorato di Cristo e della Chiesa». Nella mattinata di ieri, il vescovo di Avezzano Pietro Santoro, ha accolto quattro profughi eritrei che verranno ospitati nella diocesi di Avezzano. «Voi venite – riferisce il vescovo – da una situazione di dolore e noi condividiamo il vostro dolore». L’accoglienza di queste persone è stata possibile grazie all’aiuto della Caritas Italiana, della comunità di Sant’Egidio e del Governo Italiano, che creando un corridoio umanitario, hanno reso possibile l’accoglienza di queste persone. Molto rilevante è stato il prezioso lavoro effettuato dalla Caritas diocesana di Avezzano, che tra le 18 caritas italiane, è all’avanguardia nell’accoglienza di profughi per motivi umanitari.

«L’obiettivo – recita il comunicato della diocesi – è formarli nella loro autonomia, indirizzandoli nella vita quotidiana, nello studio della lingua italiana, nella partecipazione a corsi di formazione, e nella ricerca di un lavoro». Questo progetto durerà un anno, ed è stato possibile grazie all’aiuto della Caritas diocesana e dell’ufficio Migrantes.