IN DUE A GIUDIZIO PER L’INCIDENTE COSTATO LA VITA AD EMILIO BISCIARDI. IL GUP: «IL TRATTORE NON POTEVA STARE SULLA STRADA. ERA INVISIBILE»

LUCO DEI MARSI – Due persone rinviate a giudizio per la morte di Emilio Bisciardi, giovanissimo imprenditore agricolo di Luco dei Marsi, che la mattina del 10 ottobre 2014 andò a schiantarsi contro un grosso mezzo agricolo. Ora le indagini e la sentenza di rinvio a giudizio per omicidio colposo dei due indagati, ha stabilito che quel mezzo agricolo non poteva stare sulla strada poiché invisibile.

La decisione è stata adottata il 15 maggio scorso dal Gup del Tribunale di Avezzano, Anna Carla Mastelli, su richiesta del Pm Lara Seccacini, che ha disposto il rinvio a giudizio per gli indagati nel procedimento penale. Il reato contestato al proprietario della trattrice agricola e al conducente della stessa, in concorso tra loro, è omicidio colposo, per aver utilizzato e immesso su strada pubblica, nel buio della notte, un complesso agricolo privo di idonei e funzionanti dispositivi di illuminazione e segnalazione visiva, rendendosi di fatto invisibile agli altri automobilisti. Il tutto luongo una strada di Luco. Condizione oggettiva che ha impedito al giovane Emilio Bisciardi di porre in essere ogni tipo di manovra utile a salvargli la vita. Queste le risultanze delle indagini avviate dalla Procura di Avezzano nel 2014 e suffragate dalle indagini private svolte dal consulente di parte Ing. Alghero Vincenti su incarico dell’Avv. Roberta Stornelli, difensore della famiglia Bisciardi, dalle quali è emerso che l’evento luttuoso è stato determinato dall’impossibilità di percezione e avvistamento del mezzo agricolo, poiché lo stesso viaggiava a fari spenti in quanto non funzionanti.

La famiglia Bisciardi ha accolto con sollievo la decisione del Gup e, afferma la legale che assiste la famiglia,  si dichiara fiduciosa circa la dimostrazione in sede dibattimentale della reale dinamica del sinistro, rivelatasi diversa da quella che sembrava inizialmente apparire all’esito dei primi accertamenti.

«Emilio aveva 22 anni, era un ragazzo attento alla guida, con un’elevata capacità reattiva attestata oltretutto dal buon esito delle prove di idoneità CQC (Certificato qualità conducente) a cui qualche tempo prima si era sottoposto – afferma il papà Sandro – . Quel maledetto giorno si stava recando a lavoro, come ogni mattina, prima dell’alba, percorrendo una strada che conosceva alla perfezione. Non aveva il cellulare in uso, come attestato dai tabulati telefonici acquisiti agli atti della Procura, e non era affatto distratto. Ha perso la vita perché si è scontrato contro un “muro invisibile” che improvvisamente si è trovato davanti, senza nemmeno avere il tempo di percepire l’insidia rivelatasi fatale. Ora – conclude- confidiamo nel corretto decorso della giustizia».