9 MAGGIO 1978, MUOIONO ASSASSINATI IMPASTATO E MORO: DIES HORRIBILIS PER LA NOSTRA REPUBBLICA.

di Roberta Placida

AVEZZANO – Come preannunciato nel nostro articolo del 26 Giugno scorso, per domani 30 Giugno, alle ore 17,30 presso la Sala Ottaviani a Capistrello il Circolo PD di Capistrello e il Pd Provinciale hanno organizzato il primo degli incontri de “La notte della Repubblica, 40 anni dopo”. L’evento sarà incentrato sulla figura di Peppino Impastato, giovane siciliano ucciso barbaramente dalla mafia la notte del 9 maggio 1978. Purtroppo, la morte di Peppino fu oscurata dal ritrovamento, nella stessa mattina di quello sventurato 9 maggio di 40 anni fa, del cadavere di Aldo Moro, il leader della Democrazia Cristiana, ucciso dalle BR dopo una prigionia di 55 giorni durante i quali l’opinione pubblica fu in uno stato di sgomenta sospensione e attesa.
Il cadavere di Peppino fu fatto saltare con del tritolo sui binari della ferrovia Palermo-Trapani, così da far passare l’assassinio come un fallito attentato omicida. E gli assassini riuscirono nell’impresa: i mezzi d’informazione, le forze dell’ordine e la magistratura parlarono di un’azione terroristica in cui l’attentatore era rimasto ucciso. In quel momento, a quella vita spezzata non arrivò, come ultimo riconoscimento alla sua sete di giustizia, nemmeno l’omaggio della pubblica indignazione. Ma tanto fu. La notizia della morte di Moro e l’omertà insita negli affari di mafia sembrò aver condannato all’oblio della storia l’eroismo di Peppino che, nonostante le minacce e le intimidazioni ricevute, aveva continuato a tuonare contro la malavita dalla sua Radio Out nel tentativo di svegliare le coscienze dei siciliani.
Ma la determinazione di una donna, Felicia Bartolotta Impastato, e di un uomo, Giovanni, rispettivamente madre e fratello di Peppino, riuscì a far emergere la verità e nel maggio del 1984 anche l’ufficio istruzione del tribunale di Palermo riconobbe la matrice mafiosa dell’assassinio. Ma ci vollero ancora 18 anni per vedere condannato all’ergastolo il mandante dell’omicidio Gaetano Badalamenti. Era l’11 Aprile del 2002.
Passiamo ora a parlare dell’altro disgraziato protagonista di quel 9 maggio 1978: Aldo Moro e del nuovo libro “Il puzzle Moro”del giornalista e saggista Giovanni Fasanella in cui vengono illustrate nuove sconcertanti verità. Il libro è stato presentato Mercoledì 27 Giungo scorso nel Teatro Don Orione.
I documenti degli archivi statunitensi ed inglesi, ora desecretati, rivelano nuovi e inediti scenari su questa pagina tristissima della nostra storia. Fasanella, durante la presentazione, ha spiegato che il caso Moro non si può comprendere studiando soltanto gli ultimi 55 giorni, bensì inserendo questi nel contesto storico che li aveva preceduti. Specificando che le sue asserzioni sono fondate esclusivamente su documenti pubblicati negli archivi statunitensi e principalmente inglesi, Fasanella ha rivelato:
– come a Yalta l’Inghilterra avesse ricevuto di fatto una supervisione sull’Italia, per impedirle in seguito, tra l’altro, una politica energetica e mediterranea;
– che è documentalmente provata l’avversione dei servizi segreti inglesi a De Gasperi (lettere false che lo accusavano di aver chiesto durante la guerra il bombardamento di Roma agli alleati per far sollevare la popolazione) e a Mattei, definito un “pericolo mortale per gli interessi dell’Inghilterra nel mondo” e a Moro;
– che questa avversione fu dovuta alla politica energetica e mediterranea. L’Italia uscita sconfitta dalla seconda guerra mondiale, aveva una mentalità non coloniale ma anzi anticolonialista e quindi offriva ai paesi del mediterraneo condizioni molto migliori nella estrazione del petrolio e del gas (non più 50% al paese estrattore e 50% al paese proprietario; ma 75% al paese proprietario (che partecipava a parità anche nella società che estraeva il petrolio o il gas e acquisiva così il Know-how) e 25% all’ENI;
– che l’Italia, dai primi anni settanta, era sotto l’esame di un “quartetto”, che si riuniva segretamente e del quale facevano parte Inghilterra, Stati Uniti, Francia e Germania;
– che l’Inghilterra propose ed elaborò un piano di un classico colpo di stato;
– che il quartetto rifiutò il colpo di stato, in particolare USA e Germania erano contrari;
– che l’inghilterra optò per un “piano b” che non è stato desecretato ma del quale si conosce il titolo: “una diversa azione eversiva”;
– che il funzionario inglese che aveva proposto il colpo di stato o in subordine “una diversa azione eversiva”, e che poi aveva diretto una commissione di quindici uomini che lo aveva preparato nei dettagli, si chiamava Alan Campell;
– che quest’ultimo alcuni mesi prima del rapimento di Moro divenne ambasciatore inglese in Italia;
– che i servizi segreti inglesi chiesero anche all’URSS se fosse favorevole o contraria a questa destabilizzazione e che i documenti rivelano che il funzionario inglese incaricato rispose di aver avuto l’assenso: l’URSS, infatti, temeva i comunisti al governo in Italia né più né meno degli Stati Uniti e dell’Inghilterrra, più interessata, invece, a porre fine alla politica energetica e mediterranea anticoloniale dell’Italia, la quale si sarebbe rafforzata con i comunisti al governo.
– Nessuno può sapere se le incessanti richieste al quartetto da parte dell’Inghilterra di intervenire per destabilizzare l’Italia con la “diversa azione sovversiva” (che risulta comunicata a due Italiani: Gianni Agnelli e Guido Carli, allora presidente della confindustria e in seguito ministro del tesorò che firmò il Trattato di Maastricht) siano materialmente collegate con il delitto Moro. Ma il pesante intervento dei servizi segreti stranieri nel caso Moro risulta ormai provato, anche alla luce dell’ultima inchiesta parlamentare, svolta dalla Commissione presieduta da Fioroni. Agli ultimi 55 giorni di Moro, anche alla luce dei risultati della inchiesta parlamentare citata, sono dedicati gli ultimi capitoli del libro.
Due riflessioni, forse banali, ma che ci vengono spontanee, vogliamo condividere con voi: quanto di quello che ci dicono è tutta la verità, e quanto, invece, è la “verità dicibile”, una parte, minima, insignificante, di una verità inquietante in cui ognuno di noi può divenire pedina inconsapevole nella scacchiera dei poteri forti?
La storia raccontata nel libro di Fasanella sembra dirci che i terroristi stessi siano stati parte di un gioco più grande di loro: quanto il male si serve di altro male per raggiungere i suoi scopi?
L’incontro è stato organizzato dalla Sezione marsicana del “Fronte sovranista italiano” ed è stato moderato dal presidente nazionale del partito Stefano D’Andrea. Un appuntamento voluto dal FSI per la dirompente carica revisionistica di questo lavoro che, tra l’altro, porta a scoprire come l’ingerenza negli affari interni italiani non sia solo fenomeno dei nostri giorni.
Nel suo intervento introduttivo D’Andrea ha spiegato cosa siano veramente i sovranisti e per quali ragioni il libro di Giovanni Fasanella è importante per i sovranisti e per tutti i patrioti italiani.
«I sovranisti – ha spiegato il presidente nazionale del FSI – sono soltanto coloro che intendono recedere dall’Unione Europea, senza se e senza ma e non coloro che, inopportunamente, vengono così definiti e che tuttavia intendono soltanto eliminare le asimmetrie europee a nostro vantaggio, perché questi ultimi sono semplicemente europeisti non sciocchi, ossia che non si limitano a farsi imporre le normative da Germania e Francia».
Per quanto riguarda l’importanza del libro di Fasanella nell’ottica dei sovranisti, si è accennato al fatto che negli anni in cui l’Italia era sovrana, ossia prima della stipulazione e della ratifica del trattato di Maastricht (1992-1994), cercò di esercitare questa sovranità con indipendenza dalla politica mediterranea ma fu ostacolata in ogni modo dai suoi “alleati” e principalmente dall’Inghilterra, ostile sia a De Gasperi, sia a Mattei che a Moro.