RIVOLUZIONARIA SENTENZA DEL GIUDICE DEL LAVORO ANNULLA I LICENZIAMENTI ALLA INTECS DELL’AQUILA

L’AQUILA – “Ci sarà un giudice a Berlino!” esclamava il mugnaio di Brecht in cerca d giustizia contro l’imperatore. E si, c’è un giudice, a L’Aquila e non a Berlino, che ha stabilito che il lavoro esiste ed è una risorsa ed un valore. Notizia rivoluzionaria in tempi di smontamento dello Statuto dei Lavoratori ed altre “mirabolanti” riforme sul lavoro che, in 25 anni, hanno avuto un solo risultato: svilire il lavoro e portare al minio storico dell’occupazione in Italia e a maggior ragione nelle aree più in difficoltà. Come l’Abruzzo e l’Aquilano, per l’appunto.

La vicenda è quella dei ricercatori Intecs dell’Aquila, per anni tenuti in sospensione da una dirigenza aziendale che, stando a quanto affermato dai sindacati e dai lavoratori stessi, non si è mai dimostrata all’altezza del compito. Una storia iniziata nel 2012 con le prime procedure di licenziamento collettivo, una nuova moda del terzo millennio in tema di lavoro, che i sindacati hanno ritenuto immotivate e contro le quali i sindacati, e la Fiom-Cgil in particolare, hanno sempre opposto ogni forma id resistenza. Una battaglia durata sei ani e che oggi ha trovato il famoso giudice a Berlino che ha annullato la procedura di licenziamento accogliendo la tesi dei ricercatori e del sindacato ma, soprattutto, ristabilendo il primato del lavoro.

Alfredo Fegatelli ed Elvira De Sanctis Segretari provicniale e regionale della Fiom Cgil

Questa la nota della Fiom-Cgil regionale e provinciale dell’Aquila: «La giustizia ha fatto il suo corso e ha dato ragione ai ricercatori ingiustamente licenziati nel 2017 dalla INTECS guidata dal dott. Massimo Micangeli e dal dott. Marco Casucci. Grazie alla fiducia accordata dai lavoratori alla strategia della FIOM-CGIL, per la prima volta il
nostro territorio è testimone di una sentenza che nella sostanza annulla una procedura di
licenziamento collettivo legata alla chiusura di un intero sito. Come più volte sostenuto dai ricercatori, l’infungibilità addotta da un’azienda arrogante quale motivazione per la chiusura del sito dell’Aquila è stata sonoramente rispedita al mittente da una sentenza che dà pienamente ragione ai lavoratori.

La FIOM-CGIL, che da sempre si è adoperata a sostegno delle ragioni dei ricercatori aquilani vittime di ripetute procedure di licenziamento a partire dal 2012 da parte di un’azienda miope e superficiale, esprime massima soddisfazione per l’esito positivo di questo contenzioso sul licenziamento. Un riscatto per l’intero territorio che rischiava di subire una mortificazione non solo dal punto di vista sociale, ma anche da quello tecnologico da parte di un gruppo di imprenditori che da sempre ha mostrato grossi limiti.

Grazie all’avvocato della CGIL Francesca Ramicone, alle nostre strutture dei servizi e agli altri
avvocati che hanno portato avanti le istanze dei lavoratori illegittimamente licenziati, la sentenza assume un particolare significato per l’intero territorio, riconoscendo il valore di un patrimonio di competenze di tutto rispetto nella città del 5G. Doverosa tuttavia un’importante precisazione, che rischia di rendere amara questa importante vittoria. A causa della incomprensibile chiusura della sede aquilana ad opera della Intecs all’indomani del licenziamento (illegittimo!) di tutti i lavoratori, l’annullamento del licenziamento e il conseguente reintegro sul posto di lavoro rischia di determinare che le professionalità dei ricercatori vengano disperse in tutta Italia, lontano dal nostro territorio.

Anche al fine di non vanificare questa importante sentenza, la FIOM-CGIL continuerà a impegnare le istruzioni, innanzitutto la Regione, affinché all’interno di questo territorio, che esprime una chiara vocazione tecnologica a partire dagli enti di formazione e fino alla presenza di importanti soggetti industriali, si possano creare le condizioni per mettere a frutto il patrimonio tecnologico rappresentato da tutti i ricercatori ex Intecs. FIOM-CGIL della provincia di L’Aquila e FIOM-CGIL Abruzzo-Molise».

Flessibilità, mobilità, lavoro a partita Iva, contratti di formazione, stage, somministrazione lavoro, i voucher(!) lavoro e i lavoratori, sotto qualsiasi forma, divenuti unità produttive, unità operative, forza lavoro, insomma, numeri e matricole, come i macchinari, le penne, i fascicolatori presenti in un’azienda.

E allora la notizia è che c’è un giudice all’Aquila, in Abruzzo, centro Italia, che ha detto che i Lavoratori sono persone, che hanno diritti, sentimenti e aspirazioni e che il Lavoro è tornato, finalmente, un Valore.

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