ELEZIONI REGIONALI. WALTER DI BASTIANO: «CON FRATELLI D’ITALIA NON PER CANDIDARMI MA PER AIUTARE L’ABRUZZO A RISOLLEVARSI»

Il secondo da destra Walter Di Bastiano

AVEZZANO – A pochi giorni dal suo annuncio ufficiale del ritorno in politica in Fratelli d’Italia, il dottor Walter Di Bastiano ci scrive e delinea meglio il suo rinnovato impegno politico. Ex Consigliere regionale nella Presidenza Gianni Chiodi, quella del Terremoto dell’Aquila per capirci, Di Bastiano ha deciso di tornare non per candidarsi alle prossime regionali, ma per dare un contributo che porti alla vittoria del centrodestra unito alla guida della Regione Abruzzo. Secondo Di Bastiano, infatti, l’Abruzzo ha le potenzialità per crescere ed uscire dalla situazione di depressone e paralisi in cui si trova, secondo la sua analisi, ma necessita di un programma concreto e condiviso di cose e progetti da fare e lanciare.

Questa la lettera che volentieri pubblichiamo integralmente: «Egregio Direttore,
Le scrivo fiducioso e grato dello spazio che vorrà riservarmi sul suo giornale, poiché mi preme circostanziare il mio rinnovato impegno politico e spiegarlo ai tanti amici.

Nel corso della mia vita ho avuto l’onore di servire gli abruzzesi in 5 anni di consiglio regionale durante l’amministrazione Chiodi, in un momento storico difficilissimo, e ora mi trovo a ridosso della conclusione della mia soddisfacente carriera professionale da primario di Oculistica di Avezzano direttore del dipartimento chirurgico della ASL Avezzano Sulmona L’Aquila . Questa fase della mia vita mi ha indotto a riavvicinarmi alla politica convinto di poter offrire ancora qualche spunto di riflessione in un contesto pluralistico di visioni variegate. Come saprà, qualche giorno fa ho aderito a Fratelli d’Italia senza alcuna velleità di candidatura per il Consiglio Regionale. Il mio sincero auspicio è quello di contribuire al dibattito politico del mio partito e di tutto il centrodestra che a mio avviso deve avere l’ambizione di guidare l’Abruzzo con una proposta politica tanto chiara quanto concreta.

Poco sopra ho specificato che i 5 anni di amministrazione Chiodi si inserirono in un contesto storico difficilissimo; ebbene credo che le difficoltà che ci attendono non siano minori e ritengo che l’Abruzzo debba decidere dove andare di qui al 2030.

I nostri indicatori demografici ed economici ci dicono che possiamo essere una delle deboli regioni del sud-italia oppure una regione forte del centrosud inserita nel contesto europeo. La posizione geografica di questa regione ci impone di pensare in grande con un piano infrastrutturale almeno decennale che tenga conto delle necessità di manutenzione delle autostrade e dei viadotti e allo stesso tempo delle necessità di modernità che si sostanziano nel potenziamento dell’alta velocità sul versante adriatico, così come nell’implementazione dell’alta velocità sulla linea Pescara-Roma.

È chiaro che il piano infrastrutturale dovrebbe aver l’ulteriore scopo di dar linfa ai tanti borghi bellissimi del nostro Abruzzo che rischiano la depressione economica e lo spopolamento; in tanti piccoli comuni gli amministratori si trovano eroicamente ad operare senza risorse e senza un supporto dello Regione e dello Stato. Non dobbiamo mai dimenticare le bellezze della Regione Verde d’Europa e la cultura culinaria che l’Abruzzo può offrire e diffondere.
Ritengo inoltre che la Regione Abruzzo debba essere pronta a cogliere le sfide concernenti la sanità poste dalla razionalizzazione dei costi richiesta dallo Stato centrale con il contestuale mantenimento dell’efficienza. Notoriamente la sanità costituisca la voce più pesante nel bilancio di una Regione; se si vuole garantire il servizio ai cittadini non possiamo che agire su direttrici: 1) nuove strutture all’avanguardia capaci di implementare le elevate professionalità mediche già presenti nella nostra regione e di tutti i professionisti sanitari affinché sia in grado, in futuro, di erogare servizi e prestazioni di qualità che garantiscano sostenibilità al sistema ed equità. 2) collaborazione con gli operatori privati della sanità.
Ovviamente come non tenere conto dell’emergenza occupazionale che viviamo?».