INCHIESTA SUL COMUNE DI TAGLIACOZZO. GIORNALISTI USATI COME “CIMICI”? CHIAREZZA SUBITO

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AVEZZANO – Giornalisti usati come “stimolatori di cimici” nell’inchiesta di Tagliacozzo? Se fosse confermato sarebbe grave e da chiarire subito. Se non fosse vero sarebbe parimenti grave ed ugualmente da chiarire in fretta. I giornalisti debbono informare, con i canali ed i mezzi propri, osservando le regole deontologiche e disposte dalla legge. Può andare oltre, il giornalista, noi siamo fra quelli, anche a rischi di querele e pericoli, ma per dare il massimo dell’informazione alle persone.

Può un giornalista prestarsi a far parlare presunti indagati non ancora imputati, per favorire l’attività investigativa di Procura e inquirenti? Secondo noi, senza dubbio no. Chi parla con un giornalista, che fa rivelazioni e dà notizie, una volta verificata la fondatezza di quel che dice, diventa una fonte ed è quanto di più sacro esista per chi fa questa professione.

Leggendo le carte che stanno emergendo ora nell’inchiesta di Tagliacozzo, così come riportate dai nostri stimati colleghi di SITe.it, e dopo le affermazioni del Procuratore capo di Avezzano, dalle quali si assumerebbe che un paio di giornalisti sarebbero stati avvisati e presenti all’acquisizione di atti nel municipio tagliacozzano e lì tenuti per “stimolare” la comunicazione fra indagati (che erano intercettati), ci chiediamo dove stia andando a parare la nostra professione.

Queste le affermazioni che riportiamo testualmente dall’articolo Tagliacozzo: una giornalista come ‘agente provocatore’ della Procura?, pubblicato dalla testata SITe.it:

«A fare scoppiare il caso è il procuratore della Repubblica di Avezzano, Andrea Padalino. Il Pm, rispondendo alle contestazioni dei difensori in merito alla presenza dei giornalisti durante l’acquisizione di atti presso il Municipio di Tagliacozzo, così avrebbe replicato: “Su questo tutti hanno perfettamente ragione. Si è detto: “quando la Polizia giudiziaria è andata ad acquisire gli atti al comune, c’erano i giornalisti fuori che non potevano che esseri stati avvisati dalla polizia giudiziaria”. Ebbene anche su questo ho chiesto conto al dottor Savelli e al maggiore Commandè: posso confermare che è vero”. Il Procuratore Padalino non ha annunciato nessun provvedimento verso i due collaboratori che hanno svolto un’attività d’indagine portandosi giornalisti al seguito, avrebbe invece precisato che il Pm Savelli e il maggiore Commandè, sul punto, avrebbero dato questa singolare spiegazione: “Entrambi mi hanno detto che sono stati loro ad avvertire i giornalisti, perché fossero presenti in sede di acquisizione dei documenti. Ma non in vista delle finalità prospettate dai difensori, ma per una finalità alla quale, seppur con modi e con accorgimenti diversi, si ricorre quando sono in corso delle intercettazioni telefoniche: cioè al solo fine di stimolare, tra i soggetti intercettati, l’attività comunicativa”». E ancora: «Sul punto, altri elementi vengono fuori dall’avv Roberto Verdecchia che così avrebbe replicato al pm Padalino: “[…] nel comune di Avezzano sono tantissime le acquisizioni di documenti ma mai nessuno ci viene a fotografare, mai nessuno ha fotografato chi andava ad acquisire gli atti”. Per l’avv. Verdecchia, quindi, la stampa non solo era presente ma avrebbe persino fotografato le operazioni di acquisizione. Ma Verdecchia avrebbe fornito anche altri dettagli importanti: “Peccato signor procuratore, peccato, perché è sempre la stessa giornalista, della stessa testata, che veniva avvisata. Gli altri, conoscendo Savelli e conoscendo Commandè non potevano arrivare in determinate circostanze. E non mi riferisco certo al suo collega, stimatissimo, ma molto probabilmente a qualcheduno che aveva interesse a fare uscire queste notizie”. Per l’avv. Verdecchia – che lascia sospettare che questo di Tagliacozzo non sarebbe l’unico caso – si tratterebbe quindi di una sola testata e di una giornalista donna».

Se tutto ciò non fosse vero allora vorremo capire i perché di queste dichiarazioni. Il giornalista informa, indaga, cerca, scopre ma poi pubblica sul giornale, fa servizi video, scrive libri, non fa l’agente della Procura e/o delle forze dell’ordine e non partecipa con essi alle operazioni di indagine.

“L’informazione serve chi è governato, non chi governa” recita il nostro motto tratto dalla sentenza della Suprema Corte Usa nel caso Pentagon Papers. Ma lo possiamo declinare anche con l’informazione serve i cittadini non i poteri dello stato. E non suoni come una strana affermazione. L’informazione deve essere terza con tutti i poteri dello Stato, e lo deve essere perché chi fa informazione ha un solo padrone, la gente, i lettori. Questa storia non ci piace in qualsiasi modo la si metta. E allora chiediamo agli organi competenti sia di autogoverno e autocontrollo della magistratura, sia all’Ordine dei Giornalisti che al Sindacato Giornalisti Abruzzesi, di andare a fondo e cercare di avere la verità sostanziale dei fatti, ma anche tutti i nomi delle persone coinvolte in questa strana vicenda e che, soprattutto, si chiarisca all’opinione pubblica il singolo ruolo di ognuno. Noi renderemo contro, senza omissioni come sempre, ai nostri lettori affinché possano valutare liberamente.

L’inchiesta completa la trovate a questo link:

http://www.site.it/inchiesta-di-tagliacozzo-una-giornalista-come-agente-provocatore-della-procura/

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