STORIE DELLA SHOAH. “QUANDO GIUSEPPE SALTÒ DAL CAMION NAZISTA”

MAGLIANO DEI MARSI – Nel Giorno della Memoria, dedicato alla commemorazione di tutte le vittime innocenti causate dalla violenza nazista, vi vorremo raccontare, in questo articolo, la storia legata alla vicenda del piccolo Giuseppe Greco, giovanissimo ebreo romano che è riuscito a salvarsi dai fucili della Gestapo.

La storia di Giuseppe iniziò in quel 16 ottobre del 1943, un giorno che tutt’ora Roma non riesce a dimenticare: stiamo parlando del rastrellamento del ghetto della città. Giuseppe aveva 7 anni in quel tempo, e anche lui, insieme alla sua famiglia venne fatta salire su quei temibili camion color verde militare della Gestapo e dell’esercito tedesco per esser portati prima nel collegio militare di Palazzo Salvati in Via della Lungara per poi fatti salire sui treni piombati in direzione dei campi di concentramento. Ma il destino incrociò i piccoli passi di Giuseppe. Il camion che li stava trasportando bruscamente si fermò ad uno stop; Donato, papà del ragazzino, lo afferrò e lo fece letteralmente volare fuori dal camion. I nazisti non si accorsero di nulla, Giuseppe scappò con tutte le sue forze; e bussò alle porte di un convento di suore li vicino. Le suore l’accolsero e lo fecero nascondere proprio all’interno del convento stesso: uscì da lì nel giugno del 1944 all’indomani della liberazione di Roma. Donato, il padre di Giuseppe sopravvisse mentre altri membri della famiglia perirono nei campi di concentramento. Ora Giuseppe non è più qui con noi, ma siamo sicuri che dall’Alto ci guarderà e ci ringrazierà per aver ricordato la sua storia.

Nella foto Giuseppe Greco

«Mio padre è stato – afferma Barbara Greco, figlia di Giuseppe- fortunato rispetto agli altri, perché al suo fianco aveva mio nonno che lo preservò da eventuali violenze che poteva provare sulla sua pelle».

In quel mare di violenza così efferata da parte del crudele regime nazista non vennero perseguitati solo gli ebrei, ma anche gli oppositori politici, gli omosessuali, i testimoni di Geova, gli zingari, i disabili, i militari italiani che avevano rifiutato di aderire a Salò, i russi, i polacchi, i cattolici. Ma non solo. Nel Mondo esistono molti Olocausti che facciamo finta di ignorare: il massacro del popolo armeno da parte dei turchi, il massacro e la creazione delle riserve dei nativi americani, le vicende accadute durante l’unità d’Italia, il massacro dei Copti in Egitto, il popolo Rohingya, i morti in mare, Gaza.. Si dice che la storia sia come una ruota che gira, bisogna stare sempre attenti nel non far ritornare episodi così tristi. Ma la storia è anche maestra di vita, perciò dobbiamo imparare sempre dai nostri errori.

«Sono un paio di anni – afferma Barbara Greco parlando dell’odio – che personalmente ho ritrovato il coraggio di indossare nuovamente la collana con la Stella di Davide. Nonostante ciò, quando vado in giro, la nascondo: altrimenti correrei il rischio di essere presa di mira da chi crede che essere ebreo sia qualcosa di sbagliato. La stella di David che porto in qualche modo indica la forza di esserci rialzati più forti di prima e senza aver paura».