TEATRO DEI MARSI, LUNEDÌ SERA AL VIA LA STAGIONE TEATRALE 209/2020

COMUNICATO STAMPA

AVEZZANO – Lunedì 21 ottobre, alle ore 21, al Teatro dei Marsi il sipario si alzerà per la prima rappresentazione della stagione di prosa 2019/2020. Il primo dei dieci spettacoli del ricco cartellone allestito anche quest’anno dall’attore Lino Guanciale, direttore artistico dell’Ufficio teatro del Comune di Avezzano, è L’Arminuta, la riduzione in scena del romanzo di Donatella Di Pietrantonio, libro vincitore del Premio Campiello.

“L’Arminuta è stato un caso letterario fra i più interessanti degli ultimi anni – spiega Lino Guanciale – e la sua trasposizione teatrale riesce perfettamente a rendere la forza della particolarissima lingua ‘abruzzesoide’ costruita dalla Di Pietrantonio. Merito della forza del testo, ma anche del talento purissimo della protagonista, pure lei abruzzese, Lucrezia Guidone (Premio Ubu under 30), qui impegnata anche in veste registica. Non a caso questa perla abruzzese prodotta coraggiosamente dal TSA è stata invitata ad aprire la nostra stagione, e non a caso sarà proprio con questo spettacolo, grazie alla disponibilità della compagnia, che inaugureremo il cartellone delle matinée riservate agli studenti della città. Credo molto nell’investimento sulla precipuità identitaria della nostra regione, che non può essere propugnata se non attraverso il sostegno alle vere eccellenze, quelle in grado di proporsi ad altissimo livello su un piano nazionale. Il binomio Di Pietrantonio-Guidone, dunque, risponde perfettamente a questa linea di condotta artistica”.
Soddisfazione è stata espressa anche da Massimo De Sanctis, dirigente comunale del settore Cultura: “Organizzare e realizzare una stagione teatrale di prosa – sottolinea De Sanctis – comporta tanto lavoro, un lavoro di squadra svolto da tante persone che meritano un ringraziamento: in primis il Commissario Passerotti, che ha accolto e sostenuto il progetto; Lino Guanciale, che ha definito il cartellone e, non ultimi, i componenti lo staff del settore politiche culturale. L’auspicio comune – conclude il dirigente del settore cultura – è che gli abbonati accolgano con il consueto entusiasmo la programmazione teatrale (anche quest’anno affiancata dalla stagione “off” che si terrà al Castello Orsini).
Gli abbonamenti (la formula “dieci e lode” che comprende l’intero cartellone, e gli abbonamenti limitati a 4 spettacoli, “Signori della scena” e “linguaggi di frontiera”) saranno in vendita presso il Punto Informativo in Corso della Libertà (Largo M. Pomilio) dal lunedì al sabato dalle ore 15.30 alle ore 19.30.
Per altre info 3477582074
SCHEDA DELLO SPETTACOLO
TEATRO STABILE d’ABRUZZO
L’ARMINUTA
dal romanzo di Donatella Di Pietrantonio
riduzione per la scena di Giacomo Vallozza
regia Lucrezia Guidone
coordinamento artistico Alessandro Businaro
scena Gregorio Zurla
sound designer Dario Felli
luci Pamela Cantatore
assistente alla regia Bianca Mei
foto di scena Fabio Lovino
con Lucrezia Guidone e Beatrice VecchioneIl Teatro Stabile d’Abruzzo investe sul talento con questa nuova produzione che parte
dal meraviglioso romanzo di Donatella Di Pietrantonio vincitore del Premio
Campiello e ridotto per la scena da Giacomo Vallozza. Protagonista Lucrezia
Guidone, una delle attrici più interessanti della scena italiana, di origine abruzzese,
lanciata da Luca Ronconi, premio Ubu nel 2012 come attrice under 30, premio
Maschere del Teatro Italiano, Premio Duse, Premio Flaiano, Premio La Repubblica
“Giovane talento”.
“L’arminuta”, una storia che parla di vita, di appartenenza, di amori e di rabbia in un
Abruzzo poco conosciuto, ruvido e vero.
In prima persona la giovane protagonista narra, seguendo un articolato filo
cronologico, con un linguaggio asciutto e intensamente espressivo, la sua insolita
storia. Lei è l’arminuta, la ritornata, colei che da una vita di città, che ha sempre
creduto la sua, si trova a tornare nel paesello d’origine alla sua famiglia naturale.
Deve così ad affrontare una vita aspra, in un ambiente povero ed estraneo se non
ostile. Solo la sorella Adriana, di poco più piccola, il fratello grande Vincenzo e il
piccolo Giuseppe si distinguono, in modi diversi, in questa famiglia disordinata e
confusa, e con loro la tredicenne — di cui non viene mai specificato il nome e che è
individuata solo con il soprannome — riesce a stabilire relazioni. Particolarmente
difficile è il rapporto con la madre, anch’essa senza nome, posta a confronto con
l’altra madre, quella adottiva, emblema di affetto, cura e protezione. Lei non sa i
motivi di questo trasferimento che le segna l’esistenza, tutti sanno ma a lei non hanno
detto, perciò mentre narra “L’arminuta” cerca risposta al suo perché dell’abbandono.