TERREMOTO DI AVEZZANO: 13 GENNAIO 1915 – 13 GENNAIO 2020

La Marsica non dimentica

AVEZZANO – 13 Gennaio 1915, ore 7,48: un boato assordante, un sussulto di terra, un brivido e poi… il silenzio: un silenzio di grida strozzate, di pianti interrotti, di speranze recise, di amori senza un finale, di sogni che ormai hanno il gusto amaro dell’illusione.

Il terremoto di Avezzano, uno degli eventi sismici più catastrofici della storia di Italia, strappa alla vita più di 30000 anime: la Marsica è completamente distrutta e il freddo invernale si trasforma in un gelo di morte. Eppure il richiamo della vita è potente e nei sopravvissuti scorre il sangue marso, orgoglioso e forte, e, una pietra dopo l’altra, inizia l’opera di ricostruzione, ma un altro “terremoto”, questa volta causato dall’uomo e che avrebbe potuto essere evitato, incombe sulla Marsica e l’Italia tutta: la grande guerra iniziata nel luglio dell’anno precedente. Nemmeno una tragedia come quella che aveva colpito la Piana del Fucino fermò la cieca smania di orrore e di potere degli interventisti, tanto da fargli dichiarare, il 18 Gennaio 1915, attraverso la penna di Scipio Slataper che «il disastro non è tale che possa avere una qualsiasi importanza nella vita nazionale… Mentre tutta l’Europa è un campo di battaglia, noi non possiamo fermarci per settimane e settimane a deplorare la nostra maligna sorte». Più di 30000 morti, distruzione totale, 7 grado della scala Richter, ma il disastro…non può avere importanza nazionale… e così, tra i superstiti, gli uomini atti a combattere, nel Maggio 1915, partirono per il fronte e le poche donne e gli anziani sopravvissuti  rimasero a cercare un motivo per ricominciare a vivere o, forse, per continuare a vivere e a tenere viva la speranza. E ci sono riusciti, perché, dopo pochi anni dal sisma, la Marsica distrutta mostra una grande vitalità demografica e da tutta Italia giungono ingegneri, architetti, operai per l’opera di ricostruzione e ripopolazione.

E ora la Marsica è bella: e nei suoi abitanti scorre ancora il sangue degli antenati, un sangue fiero che nemmeno l’urlo della terra e la follia dell’uomo sono riusciti a piegare.

TERREMOTO
L’urlo della terra
risuona nell’anima.
Eco di volti
deformati dal dolore
“Ruggì la terra…
Si annientò
in un
brivido!”
E la pioggia cade
sull’umanità
in colpa.
E non lava, non purifica.
Non è battesimo di
perdono
ma croce
che condanna.
(Roberta Placida)

Questo pomeriggio, alle ore 17.00, sarà celebrata la S. Messa presso il santuario della Madonna del Suffragio di Don Orione in ricordo delle vittime del terremoto. A celebrare l’eucaristia sarà don Francesco Tudini, vicario generale della diocesi dei Marsi.