SICUREZZA SUL LAVORO: PREVENZIONE DAL COVID19 E LA SITUAZIONE NEI CENTRI DI ACCOGLIENZA MIGRANTI

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ROMA – NSC ha chiesto interventi operativi correttivi immediati da parte del Comando Generale per l’adozione di misure efficaci di prevenzione e contrasto alla diffusione e contagio dal virus “Covid-19”, anche in vista degli scenari possibili nel prossimo futuro (ricordando anche i prossimi concorsi che vedranno la presenza ravvicinata di Carabinieri provenienti da ogni parte d’Italia, che potrebbero decidere di non partecipare proprio per tutelarsi).

 

Partendo dall’analisi sull’uso attuale delle mascherine chirurgiche, che hanno una protezione cosiddetta “altruistica”, nel senso che tendono a proteggono gli altri e non chi opera, appare evidente e non più procrastinabile che il Ministero dell’Interno, e a cascata il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri e le altre direzione dei diversi istituti che fanno servizio di Polizia, forniscano altri tipi di protezione più efficaci.

 

E’ di pubblico dominio come le organizzazioni sanitarie (OMS e ISS) ricordino continuamente che le mascherine chirurgiche hanno una protezione dall’esterno (quindi per chi le indossa) solo del 20%, oltre al fatto che nessuna misura da sola può fornire una protezione completa nei confronti delle infezioni ma soltanto una serie combinata di azioni, tra cui anche guanti e visiere protettive, come abbiamo già chiesto da tempo (almeno mascherine di tipo FFP2 per tutti, da cambiare ogni 4 ore).

 

Gli operatori di Polizia non possono essere consapevoli se le persone con le quali vengono in contatto, nella routine e nelle emergenze, siano “Covid free” e neanche quale tipo di protezione usino per non contagiare altri (è bene ricordare che ci sono individui che vanno in giro con le stesse mascherine ormai inefficaci per i tempi di uso, non curandosi della inappropriatezza dei DPI utilizzati).

 

Visiere e mascherine adeguate in protezione e in numero soprattutto per quei colleghi che operano in quei centri di accoglienza migranti (Pozzallo e Comiso, per citarne due tra i tanti) dove la situazione è preoccupante, dove i contagi si autoalimentano facendo scattare quarantene su quarantene, anche se i casi positivi vengono spostati in altre zone della struttura.

 

E’ inutile che politici, comandanti provinciali o legionali, o altri dirigenti facciano passerelle senza prendere nessuna iniziativa in tutela del personale, se non prevedere solo qualche saltuario controllo da parte di un ufficiale, come riferito dai Colleghi sul posto. Le squadre operanti nei centri si trovano a stretto contatto con migranti, risultati positivi al Covid-19, all’interno delle stessa areee degli hotspots, evidenziando come il personale impiegato si trovi costantemente a pochi metri, con altissimo rischio di contagio.

 

Si continua a rispondere ad esigenze di tutt’altra natura con l’aumento dei controlli ispettivi.

E’ questa l’unica risposta della dirigenza alle esigenze di protezione e tutele della sicurezza che richiedono gli Uomini e le Donne delle Forze dell’Ordine?

 

Chiediamo e pretendiamo dai dirigenti e dagli stati maggiori di impegnarsi personalmente nel pretendere e garantire le misure di sicurezza menzionate ma anche regole di ingaggio che diano un senso “vero” alla presenza dello Stato, regole che dicano chiaramente cosa possa fare un operatore. Le notizie che leggiamo sui quotidiani di pressioni sul “non fare nulla” in caso di fughe o altre esigenze, sono drammaticamente imbarazzanti e sollevano dubbi legittimi sulla utilità della presenza di Uomini dello Stato in quei contesti.

 

Nella stessa lettera NSC ha anche espresso i nostri dubbi sulle discutibili ragione logistiche ed economiche  nel mandare Carabinieri a fare i test sierologici a centinaia di  chilometri di distanza, perdendo risorse sul territorio per giorni e in tempi di emergenza (incendi, movida estiva, prevenzione e controlli sulle distanze come da decreti sulla emergenza Covid) e causando anche illogicità nella tutela della sicurezza sul lavoro perché diversi reparti, in carenza organica e indeboliti dalle turnazione delle ferie indispensabili per il recupero psico-fisico, hanno scelto di non andare a controllarsi e di farlo a proprie spese.

 

NSC ha fornito delle soluzioni come l’impiego del personale delle infermerie presidiarie per l’acquisizione dei campioni a domicilio (comandi intermedi), o il fare delle convenzioni con centri di analisi privati locali che in tempi ristrettissimi possono eseguire gli stessi test senza sprechi di tempo e di risorse.

 

A questo proposito il Nuovo Sindacato Carabinieri ha ottenuto una convenzione con un centro di eccellenza per fornire a tutti i Carabinieri che lo vogliano (anche non iscritti), e ai loro Familiari la possibilità di eseguire test sierologici e i tamponi per la rilevazione del virus.

 

Concludendo, è stato chiesto al Comando Generale di sensibilizzare i dirigenti sul territorio ad effettuare rapidamente quegli interventi che rimettano in sicurezza “reale” tutto il personale  per quanto riguarda il virus Covid19,  visto anche il nostro precedente intervento dello scorso aprile dove era stato evidenziato come il nostro “gruppo sociale” sia stato il più colpito percentualmente da questa pandemia, realtà ricordata anche dal Generale Nistri nella intervista fatta per gli accadimenti di Piacenza.

COMUNICATO STAMPA

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