CENTRO ITALIA NUOTO NON GETTA LA SPUGNA

MARSICA – La nostra società, SSD CENTRO ITALIA NUOTO, che gestisce 4 impianti sportivi comunali di cui 3 nel territorio marsicano, dopo i tre mesi di lockdown occorsi tra il mese di marzo e maggio scorsi, ha faticato per riprendere le attività e cercare di dare l’opportunità al proprio pubblico, durante il periodo estivo, di recuperare il periodo di fermo, ristrutturando l’attività sportiva e rimodulandola nel rispetto della sicurezza dei propri utenti e del personale stesso. Ulteriori sforzi sono stati fatti alla ripresa delle attività sportive a settembre per rendere ancora più sicuro lo svolgimento delle attività sportive nel rispetto delle norme e della tutela sanitaria con lo scopo di garantire a tutto il pubblico, di qualsiasi età, la possibilità di praticare sport, perché consapevoli dell’importanza dello sport nella nostra vita anche come tutela sanitaria del nostro fisico e non solo.
Basti pensare il valore sociale dello sport per i giovani nel mondo di oggi. Tutti gli sforzi fatti, anche a fronte di un notevole investimento economico, sono stati resi vani dal DPCM che lo scorso 24 ottobre, ha richiesto la chiusura degli impianti sportivi, palestre e piscine comprese. Le stesse piscine che da sempre sono stati considerati gli ambienti più sani, dove è sempre regnato un regime di tutela assoluta della salute pubblica, dettato da regole ferree e sancito da sempre da un accordo Stato-Regioni, in materia di tutela della salute pubblica e della garanzia del diritto di fare sport per tutte le categorie. Basti pensare che il cloro, famoso cloro, caratteristica fondamentale di ogni ambiente piscina, viene considerato uno degli elementi più validi per la disinfezione anche in materia di Covid.
Tutto questo è stato cancellato da un colpo di spugna di DPCM, gettando nel baratro centinaia di gestori di impianti sportivi in Italia. Tanti di loro hanno già chiuso i battenti, tanti sono alle prese con l’ardua impresa di tentare di sopravvivere facendo fronte ai costi, assolutamente non azzerati dalla chiusura di ottobre delle strutture, a fronte di zero entrate. La nostra società, come altre sul territorio nazionale, continua imperterrita a tutelare, con enormi sforzi, il diritto di fare sport, perlomeno per quelle categorie di atleti che hanno scelto di praticare nuoto come scelta di vita, svolgendo attività agonistica e per quelle categorie più svantaggiate per cui lo sport non è un privilegio ma una esigenza.
Infatti nel territorio marsicano, la nostra società, Centro Italia Nuoto, ha scelto di mantenere in funzione la piscina del Palasport di Celano per consentire appunto le attività natatorie ancora non sospese, convogliando lì gli utenti con disabilità, con l’esigenza di praticare attività in acqua e tutti gli atleti tesserati agonisti di nuoto, pallanuoto e master, consentendo loro di non interrompere la preparazione per gli appuntamenti agonistici in programma. E’ giusto sottolineare come, contrariamente a quanto si sente dire da televisione e giornali, e soprattutto sui social, alle società, come la nostra non è mai arrivato alcun sostegno da parte dello stato, o dai tanto declamati “decreti rilancio”.
Giusto per chiarezza ne elenco alcuni:
– Credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti lavoro e per la sanificazione:
  per tale decreto le associazioni e società sportive non rientrano tra i soggetti beneficiari in quanto non presenti tra i codici attività ATECO 2007 o comunque per il periodo        d’imposta (l’esercizio sociale) non coincidente con l’anno solare;
– Contributo a fondo perduto art 25 Decreto legge 34 del 19 maggio 2020:
  nel raffronto tra la situazione economica dei mesi di aprile scorso con quello dell’anno passato, si fa menzione solo delle entrate commerciali delle ASD e SSD e non delle entrate istituzionali, quindi nel computo non rientrano né le quote di iscrizione né i corsi sportivi, vero fulcro di tutte le associazioni e società sportive, indirizzando così gran parte dei contributi ad enti sportivi che svolgono prevalentemente attività commerciale.
Inoltre non possono beneficiare di contributi, le società titolari di contratti di concessione per impianti pubblici, Per quale ragione?  Non sono comunque, anche quelle società oberate da ingenti spese di gestione? Non rischiano anch’esse di soccombere, lasciando a casa un numero ingente di collaboratori sportivi che hanno fatto dello sport il loro lavoro? Mi permetto di sottolineare che non basta occuparsi del bonus che oggi, come nel passato lockdown, garantisce un sussidio a tutti i collaboratori sportivi, ma forse occorre pensare seriamente anche alle società gestori di impianti sportivi pubblici e privati, che hanno dato lavoro agli stessi collaboratori fino all’avvento del Covid e che probabilmente quando usciremo da questa pandemia non tutte avranno più le forze per riprendere le attività e garantire il lavoro ai propri collaboratori.
In questo periodo di grave crisi per lo sport e per tutto il mondo che gira intorno, comunque nessun riconoscimento per chi cerca di salvaguardare e tutelare il diritto per ognuno si svolgere attività sportiva, vista anche come salvezza sociale soprattutto per i più giovani.
Massimo De Leonardis