OVINDOLI. CADE LA NEVE SULLA MAGNOLA MA GLI IMPIANTI RESTANO CHIUSI. LA REGIONE CORRE IN SOCCORSO.

La stagione che è alle porte si prevede tra le più dure degli ultimi tempi. Ieri votata all'unanimità una proposta di Legge di Angelosante

OVINDOLI- E’ iniziata a cadere la prima neve sugli impianti da sci di Ovindoli, ed è sempre una bella sensazione  rivederla. Dalle piste che si osservano dal paese, già si ha la sensazione di un inverno che è ormai alle porte. In effetti mancano poco più di venti giorni al Natale, periodo in cui generalmente si registra l’apice delle presenze turistiche nei centri sciistici e quindi anche a Ovindoli. Tuttavia quest’anno, almeno nella parte iniziale della stagione, le cose non andranno come sempre, causa dell’emergenza sanitaria che sta colpendo ancora duro e che non risparmia nessun settore. Dopo che nei giorni scorsi si erano riaperti piccoli spiragli riguardo a una possibile riapertura degli impianti a Natale, la mediazione tra Governi e Regioni si è conclusa con un nulla di fatto. Se ne riparlerà, forse, tra qualche tempo ma la via indicata porta a pensare che il comparto sciistico debba continuare a pazientare almeno fino al prossimo 15 gennaio. Molte sono state le proposte anche fantasiose da parte delle regioni, nel tentativo estremo di salvare la capra e il cavolo: Veneto, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e le Province Autonome di Bolzano e di Trento, ma anche l’Abruzzo hanno presentato all’esecutivo una proposta di mediazione per evitare un caporetto economico. La proposta prevede, in sintesi, la possibilità di aprire gli impianti di risalita in occasione delle prossime festività natalizie per gli ospiti degli alberghi e delle seconde case; un tentativo estremo di lanciare la palla dentro l’area al novantesimo.

Questa linea di azione che sta decidendo di perseguire il Governo può essere condivisa o meno, ma è certo che non può metterci a riparo da eventuali rischi legati a possibili focolai che potrebbero svilupparsi (ma speriamo di no) nella vicina Svizzera ed Austria località dove gli impianti, regolarmente aperti, saranno inevitabilmente frequentati anche da nostri connazionali. Una linea comune e condivisa per evitare scelte che rischiano di avere scarso senso pratico e che finiscono per danneggiare solo operatori del settore nostri connazionali, a discapito, anzi, di un vantaggio che possono trarre i colleghi confinanti svizzeri ed austriaci, doveva forse essere presa con decisione dall’Europa.

Ma per tornare agli affari di casa nostra, considerando le cose così come stanno, è notizia di ieri che la Regione Abruzzo si è mossa in soccorso. E’ stata infatti approvata all’unanimità una Proposta di Legge Regionale del Consigliere Simone Angelosante, relativa a misure urgenti per il comporta sciistico della Regione Abruzzo. La Legge prevede un investimento di circa 3 milioni e 700mila euro e si articola in diversi argomenti, che possiamo riassumere in quattro punti:

1) Verranno sostenuti gli impianti da sci della Regione Abruzzo per ciò che riguarda la manutenzione e la eventuale revisione. La prerogativa necessaria per ricevere il supporto economico è l’obbligo, per gli impiantisti, di adeguare tutte le strutture di sicurezza alla normativa Covid e altresì di attivare e realizzare strutture di pronto intervento per garantire che gli incidenti minori che possono verificarsi sulle piste, non vadano a gravare sulle strutture sanitarie.

2) Un ristoro per  tutti i Comuni che non hanno ricevuto il canone di concessione da parte degli impiantisti. In questo modo da una parte si andrà ad alleviare la pressione economica sugli impiantisti che non dovranno pagare i canoni e dall’altra si garantirà ai Comuni una continuità amministrativa.

3) La legge interviene sulle scuole sci con una parte dedicata all’adeguamento alla normativa covid, ed una ulteriore parte dedicata per il ristoro per i mancati guadagni.

4) Il provvedimento sostiene, inoltre, maestri di sci (che facciano parte o meno di scuole sci), guide alpine e accompagnatori di media montagna con un contributo equivalente alla tassa regionale versata annualmente.

Questa proposta è stata votata all’unanimità ed è frutto di un lungo percorso in cui si sono susseguite numerose audizioni durante le quali si sono ascoltati e coinvolti rappresentanti del settore.