LETTERA APERTA A SEGUITO DEGLI ARTICOLI PUBBLICATI SUI QUOTIDIANI: “TRE AGENTI DELLA POLIZIA LOCALE SOTTO INCHIESTA”

AVEZZANO – Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta a firma del comandante della Polizia locale di Avezzano, Luca Montanari, Adriano Fedele e Giuseppe Covello:

Si apprende di alcune notizie diffuse in data 5 gennaio 2021 da vari quotidiani, in merito a dei post pubblicati su Facebook posti all’origine di procedimenti penali a carico di tre appartenenti alla Polizia Locale di Avezzano.

A tal riguardo appare doveroso osservare quanto segue chiedendone, nel caso, la integrale pubblicazione.

I post oggetto di accertamento da parte dell’autorità giudiziaria nei confronti di appartenenti alla Polizia Locale non hanno nulla a che vedere con l’ex assessore Presutti, né tantomeno con la sua persona, con la sua vita privata, con la sua attività professionale e politica e neppure con il post da costui pubblicato per criticare duramente le Forze dell’ordine.

In altre parole i post degli appartenenti alla Polizia Locale riguardano, come chiaramente precisato anche all’autorità giudiziaria, tutt’altre vicende e tutt’altri soggetti, tant’è vero che mai in alcun passaggio si fa riferimento a persone o fatti della vita cittadina, men che meno all’ex assessore Presutti.

Ciononostante l’ex assessore Presutti attuando una maldestra quanto forzata manovra di accostamento pone i post tutti in “connessione” tra loro, per tentare forse di creare un effetto “vittima” a discapito della reale comprensione degli accadimenti.

Costituisce verosimile indizio di ciò il fatto che il post pubblicato dall’ex assessore Presutti viene riportato quasi del tutto deformato, attutito nei contenuti e depurato delle parolacce e offese proferite.

Tale tentativo di connessione “a tutti i costi”, unito al violento desiderio di rendere noti in maniera non poco distorta eventi ancora coperti dal segreto istruttorio, non solo appare indice di un comportamento comunque caratterizzato da buoni tratti di animosità, ma a questo punto, per quanto letto oggi sulla stampa, anche sintomo di una “coda di paglia” per quel quel brutto post ancora al vaglio della magistratura con il quale l’ex assessore Presutti scaglia feroci invettive contro le Forze dell’ordine.

Contrariamente alla verità dei fatti, gli articoli di stampa di oggi riportano infatti delle frasi attribuibili all’ex assessore Presutti, che come lette appaiono assolutamente innocue e per poco anche delicate: “inflessibili sceriffi in divisa” e anche “E mentre subiamo gli effetti di una grave crisi sanitaria ”.

Dette in questi termini sembrerebbero quasi un complimento per le donne e gli uomini in uniforme, ma purtroppo così non è, e per rendersene conto è sufficiente leggere quanto in realtà scritto dall’ex assessore Presutti, tenendo oltretutto presente che i controlli erano eseguiti, in pieno lockdown da emergenza Covid-19, da Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale sotto l’egida del Questore dell’Aquila:

“MA VOI DAVVERO CREDETE CHE SIA NECESSARIO SGUINZAGLIARE

CERTI DEFICIENTI A GIOCARE AGLI SCERIFFI SULLE STRADE, CHE
QUANDO TI FERMANO TI GUARDANO COME SE FOSSI UN
NARCOTRAFFICANTE? COME NON PRETENDERE DA LORO E DAI LORO

CAPITANI DI INIZIARE AD OCCUPARSI SERIAMENTE DEL CRIMINE ?

SEMBRA VIVERE NELLA ROMANIA DI CEAUSESCU”.

Con chiaro richiamo (senza considerare le offese: deficienti che giocano, ecc. ecc.), a una delle più grandi e più brutali polizie segrete del blocco orientale, protagoniste del terrore con il quale il regìme del famigerato dittatore rumeno teneva in pugno la popolazione di quel Paese.

Tale post, calato per l’appunto nel particolare momento “Covid-19” al suo stadio preliminare e dei numerosi morti che la Nazione stava iniziando a contare, è apparso sin da subito come un gesto non solo gratuito e ingeneroso per chi sacrificava (e sacrifica) la propria vita per la tutela della sicurezza e della salute pubblica, ma anche e soprattutto oltraggioso per il linguaggio utilizzato, palesando profili ascrivibili a determinate ipotesi di reato previste dal codice penale e per tale ragione sottoposto, come “atto dovuto”, all’attenzione del magistrato quale massimo organo di giudizio.

Il successivo iter, oggetto di accertamento da parte del magistrato, allo stato attuale degli atti, ancora non è concluso.

In questa fase degli accertamenti, un momento di maggiore onestà intellettuale non avrebbe guastato e il silenzio avrebbe denotato anche una maggiore nobiltà d’animo da parte di chi, invece, per un proprio interesse personale, ha inteso “mischiare le carte” e “creare il caso”, informando in maniera distorta la stampa, anche con il fine scontato di mettere in ulteriore dileggio le donne e gli uomini “in divisa”.

Attendiamo l’esito delle indagini”.