Il Superbonus 110%, bandiera economica del Movimento 5 Stelle e del governo Conte durante l’emergenza post-Covid, si sta rivelando una delle più gravi zavorre per la finanza pubblica italiana degli ultimi decenni. Nata con l’intento dichiarato di rilanciare l’economia e favorire la transizione ecologica, la misura ha finito per generare un effetto opposto: un’enorme voragine nei conti dello Stato, stimata oggi in circa150 miliardi di euro.
I numeri parlano chiaro. Secondo i dati comunicati dallaCorte dei Contisulla base delle rilevazioniENEAaggiornate al 31 maggio,126,3 miliardisono già stati impegnati per lavori conclusi, ma la proiezione finale supera i150 miliardiconsiderando i cantieri ancora in corso. Una cifra impressionante, che ha fatto impennare ildebito pubblico italiano al 135,3% del PIL, costringendo i governi successivi ad adottare manovre restrittive, nuove tasse e tagli per tentare di contenere il dissesto.
Il Superbonus non è stato soltanto un errore contabile, ma anche una clamorosa scommessa politica fallita.Giuseppe Conte, principale promotore della misura, continua a difenderla a spada tratta, mentre accusa il governo Meloni per nuove spese militari. Tuttavia, il paradosso è evidente: chi oggi parla di “nuovi debiti” è lo stesso che ha contribuito a crearequello più pesante e strutturale, scaricato sulle spalle delle generazioni future.
Secondo l’Ufficio Parlamentare di BilancioeBankitalia, una quota compresa tra il27% e il 33%della spesa può essere considerata“spesa morta”, ovvero denaro pubblico investito in interventi che sarebbero stati comunque realizzati, anche in assenza del bonus. Secondo le stime più pessimistiche,1 euro su 2,5è stato letteralmente gettato al vento.
Il problema principale è statol’assenza totale di controlli e limiti: nessun tetto di spesa, nessuna selezione in base all’ISEE, nessuna valutazione preventiva sulla necessità o sostenibilità degli interventi. Il risultato? Una corsa frenetica agli incentivi, che ha coinvoltooltre mezzo milione di immobili, tra cuiquasi 250 mila abitazioni unifamiliarie perfinocinque castelli o palazzi storici(categoria A/9), simbolo evidente di una misura che ha favorito anche fasce benestanti della popolazione.
Secondo ilMinistero dell’Economia e delle Finanze, in nessun altro Paese europeo si è assistito a un simile spreco: gli altri governi hanno introdotto misure più contenute, condizionate da stringenti criteri di accesso, limiti di spesa e soglie di reddito. L’Italia, invece, ha spalancato le porte a unbuco nero fiscale, senza precedenti nel panorama europeo.
L’effetto moltiplicatore promesso sul PIL si è rivelatoinesistente. Secondo uno studio del Tesoro, la spesa pubblica complessiva tra Superbonus e altri bonus edilizi ha toccato quota186 miliardi, contro investimenti reali pari a116 miliardi, con una perdita netta di70 miliardi. Il settore edilizio ha vissuto un boom effimero, drogato da incentivi straordinari, che ha provocato unacrescita dei costi di costruzione superiore al 40%epesanti ricadute sugli appalti pubblici.
Anche sul piano occupazionale, i numeri vanno letti con attenzione. I429 mila posti di lavorogenerati, secondoPrometeia, sono stati per lo piùprecari, legati a un settore caratterizzato dabassa produttività,lavoro irregolareescarsa innovazione. Quando lo Stato ha dovuto bloccare lacessione dei creditiper contenere le frodi,migliaia di imprese sono finite in crisi, molte hanno chiuso i battenti o sospeso i cantieri per mancanza di liquidità.
Il quadro potrebbe ulteriormente peggiorare nei prossimi anni. Icontrolli della Guardia di Finanzasulla congruità delle spese e sulla qualità reale degli interventi potrebbero far emergere unlivello ancora più ampio di irregolarità e truffe. Il sistema si è retto su fondamenta fragili: lavori accelerati, manodopera non qualificata, subappalti a cascata, scarsa sicurezza nei cantieri. L’incremento degliinfortuni sul lavoroè già un campanello d’allarme.
Mentre l’Italia si prepara a varare una nuova legge di bilancio e l’Europa chiede rigore, lerisorse bruciate per il Superbonuspesano oggi comeun macigno: mancheranno investimenti per lascuola, per lasanità, per lasicurezza, per laricerca, per l’innovazione e per i giovani.
Il Superbonus 110% doveva esserela spinta per la ripresa: si è trasformato, invece, inuna delle più grandi mistificazioni della storia repubblicana recente. Un caso emblematico dipolitica clientelare mascherata da misura espansiva, conbenefici minimi e costi colossali. Una ferita profonda per la finanza pubblica e per la credibilità dello Stato.
Ora lo certificano anche i giudici contabili della Corte dei Conti.





