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AVEZZANO, SCOPPIA IL CASO DEL MANCATO RIMPATRIO DEL DOMINICANO: TRA ALLARME SICUREZZA E RESPONSABILITÀ ISTITUZIONALI

Si discute spesso del ruolo e dei poteri dei sindaci in materia di sicurezza urbana. L'idea giusta potrebbe essere quella di attribuire maggiori poteri ai sindaci, che oggi non hanno, di emanare ordinanze contingibili e urgenti per affrontare situazioni di pericolo per l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana, come il degrado, lo spaccio di stupefacenti, o l'occupazione abusiva di suolo pubblico

RedazionediRedazione
24 Luglio 2025
inCronaca,Senza categoria
AA
dominicano
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Ad Avezzano torna l’incubo Gustavo Ferneli Morrobel Rodriguez. Il 44enne dominicano, già noto alle forze dell’ordine e protagonista di numerosi episodi violenti in città, è stato avvistato di nuovo nel centro cittadino, nonostante fosse stato formalmente espulso lo scorso marzo e accompagnato dagli agenti della Polizia di Stato al Centro per il rimpatrio di Bari, in attesa di essere imbarcato su un volo verso il Sudamerica.

La notizia del suo ritorno in città ha scatenato una comprensibile ondata di paura tra i residenti, i commercianti e chi ogni giorno frequenta il centro urbano. Le sue precedenti condotte, caratterizzate da comportamenti molesti e violenti — urla, minacce, atti vandalici, bastonate alle auto, fino all’aggressione che ha sfigurato un carabiniere nel 2020 — avevano lasciato un segno profondo nella comunità. Dopo la scarcerazione nell’ottobre del 2024, Rodriguez era tornato a creare disagi, culminati nell’episodio del 24 marzo scorso, quando aveva distrutto il parabrezza di un’auto in sosta lanciandovi oggetti contro.

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Il sistema dei rimpatri: una macchina che spesso si inceppae la vicenda riporta al centro del dibattito nazionale un tema delicatissimo: la reale efficacia del sistema italiano di espulsione e rimpatrio per soggetti considerati pericolosi. In teoria, il meccanismo esiste ed è previsto dalla legge. Ma nei fatti, come dimostra il caso di Avezzano, la sua applicazione risulta spesso fragile, lenta e soggetta a variabili di natura burocratica, giuridica o, peggio ancora, alla mancanza di fondi e strumenti concreti.

Non è raro che, nonostante un’ordinanza di espulsione emessa da una questura, il rimpatrio non vada a buon fine per l’assenza di accordi bilaterali con il Paese d’origine, la mancata convalida del provvedimento da parte di un giudice o l’esito favorevole di un ricorso presentato dal soggetto espulso. Tutti scenari plausibili, ma che lasciano l’opinione pubblica in un limbo di incertezza e rabbia, specie quando si ha a che fare con persone che hanno già dimostrato pericolosità sociale.

Il caso Rodriguez mette inoltre in evidenza i limiti strutturali del sistema. I Centri per il rimpatrio (CPR) sono pochi, sovraffollati e sotto organico, mentre le procedure per l’allontanamento effettivo dei soggetti irregolari sono complesse e spesso rallentate da ostacoli burocratici e giudiziari. Inoltre, la gestione dell’intero iter è affidata a una catena di comando che coinvolge più enti: le questure, i tribunali amministrativi, i ministeri competenti e i Paesi esteri. In questo contesto, il rischio che nessuno si assuma la responsabilità concreta dell’inefficacia del provvedimento è altissimo.

Ma la cittadinanza ha diritto a sapere:chi ha fallito nel garantire che l’espulsione fosse effettivamente eseguita?La responsabilità oggettiva — al di là della responsabilità penale o amministrativa — sembra restare sospesa nel vuoto istituzionale. Se da un lato la Questura di L’Aquila dichiara di non aver ricevuto alcuna comunicazione sull’evoluzione del provvedimento, dall’altro si apre un inquietante vuoto informativo che rischia di minare ulteriormente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Nel frattempo, la comunità avezzanese si ritrova di nuovo ostaggio della paura. È inevitabile chiedersi quanti altri casi simili passino sotto silenzio, e quanti soggetti socialmente pericolosi riescano a sfuggire a un’espulsione “sulla carta” che non trova mai un’esecuzione concreta.

Il caso, purtroppo, non è un’eccezione ma il sintomo di un sistema che non funziona come dovrebbe.E finché non si affronterà in modo strutturale la questione rimpatri, garantendo strumenti normativi, accordi internazionali e risorse sufficienti per agire con efficacia, continueremo a vivere questi episodi come un copione già visto.

Le domande rimangono sul tavolo: è un problema di leggi troppo garantiste? Di inefficienza burocratica? Di carenze diplomatiche? Oppure, più semplicemente, di una macchina che nessuno vuole davvero far funzionare fino in fondo?

Nel frattempo, Avezzano guarda con preoccupazione e sfiducia a un ritorno che non avrebbe mai dovuto verificarsi.

Redazione

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