In merito alla nota diffusa dalle segreterie comunali di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi Moderati, (che a noi puntualmente non è giunta, chiaramente anche in questo caso ce ne faremo una ragione) è opportuno ribadire alcuni principi fondamentali che regolano il lavoro giornalistico e il rapporto tra stampa e politica.
Alcuni articoli danno fastidio. Succede. E quando qualcosa dà fastidio, c’è sempre qualcuno che prova a ribaltare la verità usando paroloni al posto degli argomenti. È la tecnica preferita di chi, invece di rispondere nel merito e con programmi elettorali, tenta subito di trascinarti nel fango: più rumore, meno contenuti.
E se su questo si basa il programma elettorale, povera Avezzano.
In questo caso, i tre esponenti di partito firmatari del comunicato – probabilmente innervositi dalla situazione politica che li circonda – scelgono il metodo più antico del politico in difficoltà: prendersela con la stampa. Una tradizione talmente consolidata che meriterebbe quasi un riconoscimento storico. Ma d’altronde anche la Meloni viene attaccata continuamente da alcuna stampa, e noi siamo solidali con lei.
Solo che con noi cascano male, perché nel fango ci sguazziamo pure: e se per tutti è un problema avere qualche scheletro nell’armadio, con loro (politicamente) è facile trovare un intero ossario di Sedlec. (andate a googlare)
Ma andiamo con ordine.
La stampa ha il diritto – e il dovere – di esprimere opinioni imparziali, purché fondate sui fatti. E, come per tutte le testate nazionali, anche noi – pur mantenendo rigore e correttezza – abbiamo legittimamente le nostre idee e possiamo considerare una posizione politica più credibile di un’altra. È normale, fisiologico e perfettamente democratico.
Del resto, non è certo un mistero che molte testate possiedano una linea editoriale chiara e riconoscibile: Libero, La Repubblica, Il Secolo d’Italia, La Verità, Il Foglio, Il Fatto Quotidiano, tanto per citare solo alcuni esempi nazionali, e per carità noi non ci paragoniamo a Report o alle testate appena citate, restiamo umili nel nostro piccolo.
E se vogliamo scendere sul locale, l’esempio è ancora più evidente: AZ Informa, testata la cui direzione è affidata alla compagna di vita del segretario provinciale di Forza Italia, Gabriele De Angelis, nonché presidente della TUA con palese incarico politico, non si risparmia certo nel criticare l’amministrazione in carica, mentre elogiava con costanza l’ex sindaco quando era in carica. Una linea chiara, trasparente, visibile a occhio nudo: e va benissimo così.
Se poi vogliamo parlare di “influenza mediatica”, basta osservare il capogruppo regionale di FdI, Massimo Verrecchia, che riesce a piazzare articoli, comunicati e interviste praticamente ovunque, addirittura su giornali di sinistra. Anche lui dopo aver passato una vita tra incarichi fiduciari e di staff a destra e sinistra. È un fatto, non un’opinione.
Si tenta ora di far passare l’idea che avere un incarico dal Comune possa condizionare la nostra linea editoriale. Un’accusa che cade da sola: abbiamo, come qualunque giornale, sponsorizzazioni istituzionali, da TUA alla Regione Abruzzo, e non per questo ci siamo mai risparmiati analisi critiche e pungenti proprio nei confronti di TUA e della Regione, come abbiamo sempre messo notizie che riguardavano i traguardi raggiunti. Altra cosa è la linea editoriale, che tutte le testate nazionali o locali possono avere, la nostra storia parla per noi.
Ciò che invece parla molto meno è il silenzio: da tempo il cosiddetto “trio” politico citato non invia alcun comunicato stampa alla nostra redazione. Una scelta singolare, soprattutto da chi ci accusa di parzialità mentre, nei fatti, tenta di escluderci dal normale flusso informativo.
Dunque, se davvero vogliono un’operazione verità, siamo pronti a svolgerla su ogni politico che cerchi di limitare la libertà della stampa.
Conviene anche ricordare la differenza tra un incarico pubblico e un incarico “auto-attribuito”: gli incarichi di comunicazione istituzionale hanno un inizio e una fine, sono verificabili e legati al mandato.
Ben diverso è il ruolo che alcuni politici si assegnano a vita, convinti che la loro posizione debba tradursi in influenza permanente.
Se qualcuno pensa di intimidirci, sappia che come sempre ma con rinnovata energia, il nostro giornale analizzerà con rigore le situazioni – di qualunque colore politico – in cui l’apparato pubblico è stato utilizzato per favorire parenti o persone vicine, perché la trasparenza non deve mai essere a senso unico. E partiremo proprio dai tre moschettieri e dei 13 MILIONI di euro che la Regione Abruzzo spende per gli staff.
Ribadiamo, infine, che la stampa non è né megafono né clava: è un presidio democratico. Chi prova a screditarla o a escluderla dimostra soltanto nervosismo, non autorevolezza.
Il nostro impegno resta lo stesso di sempre: raccontare i fatti, indagare senza timori e difendere la libertà di stampa, anche quando non conviene a qualcuno.



