AVEZZANO – C’è un’immagine che più di tutte racconta lo stato di salute del centrodestra avezzanese: alcuni amministratori marsicani schierati come comparse a sostegno di un candidato sindaco di Avezzano, in una rappresentazione politica che, più che dimostrare forza, rischia di rivelare debolezza strutturale e un evidente smarrimento di classe dirigente locale.
Il comunicato diffuso dai promotori dell’incontro – i consiglieri regionali Massimo Verrecchia e Gianpaolo Lugini insieme all’assessore Mario Quaglieri – tenta di raccontare un’altra storia: quella di una “solidità territoriale”, di una “sinergia istituzionale” e di una “comunità politica compatta”. Ma basta leggere tra le righe per cogliere l’effetto opposto.
Il centrodestra regionale sembra aver avvertito l’urgenza di blindare la candidatura di Alessio Cesareo ricorrendo a una iniezione di alcune figure istituzionali provenienti da altri comuni minori. Un’operazione che certifica, più che una compattezza, l’incapacità del centrodestra avezzanese di generare una squadra credibile e autonoma, costringendolo a chiamare figure politiche esterne.
L’esibizione di questi pochi amministratori marsicani come “testimoni” dell’unità politica, stride con il ruolo istituzionale che ricoprono: la loro presenza coordinata a sostegno di un candidato di un’altra città risulta quantomeno di dubbio gusto istituzionale, ricordando un principio semplice: un amministratore in carica non dovrebbe trasformarsi in comparsa di una campagna elettorale altrui. Una scelta di stile che, paradossalmente, ha detto molto più di mille discorsi. Soprattutto in una fase in cui i territori avrebbero bisogno di amministratori concentrati sulle proprie comunità, non su passerelle elettorali preconfezionate.
Il testo diffuso parla di “sinergie istituzionali” e di un “quadro politico strutturato e dialogante”. Ma non spiega come questi amministratori possano rappresentare un valore per il futuro amministrativo di Avezzano, né quale visione locale concreta venga offerta ai cittadini.
Il messaggio implicito è chiaro: non sono le figure politiche avezzanesi a trainare il progetto, ma un gruppetto di amministratori esterni mobilitato dal consigliere regionale Verrecchia.
Il risultato è una scenografia quasi imbarazzante: un candidato sindaco presentato non dalla sua squadra, ma da uno sparuto gruppo di amministratori, (calcolando che la Marsica ha 34 comuni), che con Avezzano condividono, nella maggior parte dei casi, solo la provincia.
La lista civica “multicomunale”: innovazione o toppa? L’annuncio della nascita di una lista civica (quella forma politica tanto odiata e bistrattata da Verrecchia ma a quanto pare utilizzata a proprio comodo) formata da cittadini provenienti da vari comuni marsicani viene presentato come un atto innovativo. In realtà, sembra piuttosto la conferma della difficoltà nel trovare energie politiche radicate ad Avezzano.
Siamo di fronte a un centrodestra che, invece di valorizzare competenze e rappresentanze locali, cerca altrove ciò che non riesce più a produrre internamente.
Il comunicato insiste sul concetto di “città territorio”, ma senza chiarire come la convergenza di questi amministratori – peraltro con priorità, bilanci e problemi diversi – possa tradursi in programmi amministrativi concreti per Avezzano.
Resta così la sensazione di un messaggio più orientato alla propaganda che alla sostanza: una dimostrazione costruita a tavolino per coprire le fragilità politiche del centrodestra avezzanese, non per esporre un reale progetto.
Il centrodestra ha voluto mostrare compattezza. Ha ottenuto l’effetto contrario.
La riunione convocata per sostenere un candidato esterno alla maggior parte delle loro comunità appare come un segnale evidente: ad Avezzano la squadra non c’è, o quantomeno non convince. E quando serve qualche amministratore di altri comuni per certificare la solidità di una candidatura, il messaggio politico che arriva ai cittadini è inevitabilmente ambiguo.
La verità è che il centrodestra avezzanese, oggi, sembra a corto di energie, volti e idee, tanto da cercare altrove ciò che dovrebbe trovare in casa: credibilità, leadership e radicamento. Questo non è un attacco personale a Cesareo, che ha ogni diritto di candidarsi. Questo è un giudizio politico sulla messa in scena che si è voluta costruire attorno a lui.
E la messa in scena è chiara: non c’è una squadra locale forte. Non c’è un progetto realmente condiviso. C’è un’operazione verticale, dall’alto, in cui Avezzano non decide: subisce.




