AVEZZANO – Non allineati, quindi esclusi: il prezzo della libertà di informare: ma ce ne siamo fatti una ragione già da molto tempo. In un contesto politico sempre più segnato da dinamiche opache e da un uso spregiudicato della comunicazione elettorale, emerge con forza una realtà difficile da ignorare: la propaganda non è più solo uno strumento elettorale, ma una leva di controllo. Alcuni partiti, forti di meccanismi consolidati e di una gestione accentrata dell’informazione, sembrano imporre una logica tanto semplice quanto inquietante: o sei allineato, o sei escluso. Il messaggio è chiaro, quasi brutale nella sua essenzialità — niente adesione, niente accesso, niente comunicati.
Eppure, proprio questa esclusione — testate giornalistiche non allineate — diventa per noi un punto di forza. Il tentativo di limitare la possibilità di informare i nostri lettori non ci indebolisce, ma ci rafforza. Anzi, ci restituisce qualcosa di ancora più prezioso: la libertà di dire la nostra, senza filtri, senza concessioni, senza dover rispondere a logiche di potere che nulla hanno a che vedere con il diritto all’informazione. Una nostra introduzione doverosa. Ma passiamo alle fantasie della coalizione del semi centro destra.
Avezzano torna a confrontarsi con uno dei temi più complessi e onerosi della pianificazione urbana: la riorganizzazione del nodo ferroviario e la soppressione dei passaggi a livello. Il candidato del centrodestra, Alessio Cesareo, rilancia l’idea di un hub intermodale in via Napoli, presentandolo come soluzione definitiva a criticità storiche. Ma dietro l’annuncio, emergono interrogativi tecnici, economici e amministrativi che meritano un’analisi approfondita.
La realizzazione di un hub intermodale, infatti, non è un intervento ordinario. Parliamo di un’infrastruttura complessa che richiede la riprogettazione di intere aree urbane, l’adeguamento della rete ferroviaria, la costruzione di sottopassi o cavalcavia per eliminare i passaggi a livello e l’integrazione con il trasporto su gomma. Operazioni che, in contesti analoghi, hanno comportato investimenti nell’ordine di decine di milioni di euro, spesso con stime iniziali destinate a lievitare nel corso degli anni.
Solo la soppressione di un singolo passaggio a livello può costare tra i 5 e i 15 milioni di euro, a seconda delle soluzioni tecniche adottate. Nel caso specifico — via Napoli, via Borgo Angizia e via Roma — si tratterebbe di almeno tre interventi distinti, con un impatto economico complessivo che potrebbe facilmente superare i 90-100 milioni di euro, senza considerare i costi accessori legati alla viabilità alternativa, agli espropri e alla gestione dei cantieri, paragonabile ad altre grandi opere infrastrutturali regionali come l’invaso del Fucino, che ancora stiamo aspettando.
E proprio i cantieri rappresentano un altro nodo critico. Interventi di questa portata comportano inevitabilmente anni di lavori, deviazioni del traffico, disagi per residenti e attività commerciali, oltre a un impatto significativo sulla mobilità cittadina. Il rischio concreto è quello di trasformare un problema attuale — i passaggi a livello — in una fase prolungata di criticità ancora più estese.
Sul piano amministrativo, poi, il progetto richiederebbe una sinergia reale e strutturata con soggetti come RFI, Regione Abruzzo e TUA. Tuttavia, il semplice “averli interessati” non equivale a un impegno formale né tantomeno a un finanziamento garantito. Senza accordi vincolanti e coperture economiche già definite, il rischio è che l’hub intermodale resti una previsione sulla carta, come già accaduto in passato per interventi analoghi.
A questo si aggiungono criticità tecniche tutt’altro che marginali. In particolare, l’area di via Roma presenta vincoli strutturali evidenti: la presenza ravvicinata di edifici residenziali e condomini rende estremamente complessa – se non impraticabile – la realizzazione di sottopassi o altre soluzioni alternative senza interventi invasivi e costosi.
Il dato forse più significativo, però, riguarda la concreta disponibilità agli investimenti. Se RFI, in passato, non ha ritenuto opportuno impegnare nemmeno 30mila euro per interventi di rifinitura e messa in sicurezza dei sottopassi – poi sistemati dall’amministrazione comunale – appare quantomeno difficile immaginare un impegno da decine di milioni di euro per un progetto ben più ambizioso.
Va inoltre considerato l’effettivo rapporto costi-benefici. Se da un lato l’eliminazione dei passaggi a livello migliorerebbe la fluidità del traffico, dall’altro resta da capire se l’investimento sia proporzionato rispetto ai flussi reali di mobilità di Avezzano e del territorio circostante. Un hub intermodale ha senso pieno in contesti ad alta densità e con forte domanda di interscambio: condizioni che, secondo diversi osservatori, non sono così evidenti nel caso avezzanese.
Infine, c’è il tema della priorità. In un contesto di risorse pubbliche limitate, destinare cifre così elevate a un’unica grande opera significa inevitabilmente rinunciare o rinviare altri interventi forse più urgenti: manutenzione urbana, servizi, sicurezza, trasporto locale diffuso.
L’impressione è che, ancora una volta, si punti su un progetto di forte impatto comunicativo, ma dalla realizzazione lunga, complessa e tutt’altro che certa. Più che una soluzione immediata ai problemi della città, l’hub intermodale rischia di trasformarsi in un cantiere permanente — e in una promessa difficile da mantenere.



