AVEZZANO –Un organismo stabile capace di riunire i sindaci delle aree interne dell’Abruzzo, superando appartenenze politiche e divisioni di partito, per costruire strategie comuni e incidere maggiormente sulle scelte della Regione. È questa l’idea della“quinta provincia”rilanciata dal sindaco di AvezzanoGianni Di Pangrazio.
Non si tratterebbe di istituire una nuova Provincia dal punto di vista amministrativo o territoriale, da affiancare a quelle dell’Aquila, Teramo, Pescara e Chieti, ma di dare vita a uncoordinamento permanente delle amministrazioni dell’entroterra, con una forte connotazione civica e con l’obiettivo di trasformarsi in un laboratorio di proposte, programmazione e iniziativa legislativa.
Di Pangrazio, riconfermato alla guida di Avezzano alle elezioni dello scorso maggio con un ampio consenso e sostenuto da una coalizione composta prevalentemente da liste civiche, oltre che da Lega e Udc, immagina un fronte comune tra i territori lontani dalla costa, chiamati spesso ad affrontare problematiche simili.
Il sindaco di Avezzano conosce inoltre da vicino il funzionamento degli enti provinciali, avendo ricoperto in passato l’incarico di direttore generale della Provincia dell’Aquila. Da tempo esprime una posizione critica nei confronti degli effetti della riforma Delrio, che ha trasformato le Province in enti di secondo livello riducendone sensibilmente funzioni e capacità di intervento.
Alla base della proposta c’è soprattutto la necessità di affrontare in maniera coordinata le grandi criticità dell’entroterra abruzzese:spopolamento, progressivo impoverimento economico, difficoltà nell’accesso ai servizi e necessità di creare nuove opportunità di sviluppo.
Secondo Di Pangrazio, diversi amministratori avrebbero già manifestato interesse nei confronti dell’iniziativa e la volontà di costruire una rete capace di coinvolgere non soltanto i piccoli Comuni, ma anche i principali centri delle aree interne.
Accanto adAvezzano, il progetto potrebbe quindi interessare città comeL’Aquila, Teramo e Sulmona, oltre a realtà comeLanciano, punto di riferimento per una parte consistente dell’entroterra della provincia di Chieti.
Uno dei principi fondamentali della futura “quinta provincia” dovrebbe essere la totale autonomia dagli schieramenti politici. L’obiettivo è coinvolgere sindaci appartenenti a sensibilità e coalizioni differenti, mettendo al centro esclusivamente gli interessi delle comunità amministrate.
Il coordinamento potrebbe diventare anche una sorta dilaboratorio istituzionale, all’interno del quale elaborare proposte condivise da sottoporre alla Regione Abruzzo. Le iniziative potrebbero essere rafforzate attraverso ordini del giorno approvati dai singoli Consigli comunali, dando così maggiore peso politico e istituzionale alle richieste provenienti dai territori.
La struttura potrebbe prevedere anche un presidente con funzioni di coordinamento, individuato direttamente dalle amministrazioni aderenti.
Tra i temi centrali indicati da Di Pangrazio c’è inoltre quello dellaprogrammazione delle risorse regionali. L’idea è superare progressivamente una distribuzione frammentata dei finanziamenti, spesso destinati a una moltitudine di piccoli interventi locali, per privilegiare progetti condivisi, di maggiore dimensione e con ricadute su territori più ampi.
Pur riconoscendo come naturale che ogni consigliere regionale cerchi di sostenere il territorio dal quale proviene, Di Pangrazio sottolinea il rischio che una eccessiva frammentazione delle risorse possa limitarne l’efficacia e impedire la realizzazione di interventi realmente strategici.
La “quinta provincia” potrebbe quindi rappresentare il luogo nel qualeindividuare preventivamente le priorità comuni e concordare progetti di area vasta.
Tra gli esempi citati figurano gli incentivi destinati ai giovani che intendono avviare nuove attività imprenditoriali, anche attraverso strumenti come laBanca della Terra, favorendo il recupero e l’assegnazione produttiva dei terreni abbandonati.
Altro capitolo fondamentale sarebbe quello delturismo delle aree interne, con politiche coordinate in grado di superare la promozione dei singoli Comuni e costruire un’offerta territoriale più ampia e competitiva.
Una rete istituzionale, dunque, che nelle intenzioni del sindaco di Avezzano dovrebbe consentire all’entroterra abruzzese di presentarsi con una voce più forte e unitaria, trasformando problemi comuni in proposte condivise e restituendo alle aree interne un ruolo più incisivo nelle future scelte di sviluppo dell’Abruzzo.





