La Polizia di Stato di L’Aquila, nella giornata di ieri, ha arrestato una coppia di spacciatori, uno dei quali, avvalendosi di un apparato cellulare, riusciva a gestire lo spaccio nonostante fosse recluso nel carcere di Rieti.
Nello specifico, il personale della Squadra Mobile della Questura di L’Aquila, nell’ambito di indagini coordinate inizialmente dalla Procura della Repubblica di L’Aquila che, all’esito delle stesse, ha stralciato il procedimento per competenza territoriale alla Procura di Rieti, ha dato esecuzione all’ordinanza con la quale il GIP di Rieti ha disposto la misura cautelare del carcere ad un uomo di nazionalità macedone, classe 1988, e quella degli arresti domiciliari, con dispositivo di controllo, nei confronti di una donna italiana, classe 1972, residente a Giulianova (TE). Le indagini della Squadra Mobile di L’Aquila hanno tratto origine dall’arresto in flagranza di reato dell’uomo, compiuto dalla sezione Antidroga nell’ottobre del 2024 nella periferia aquilana, che nell’occasione veniva trovato in possesso, custodita nella sua abitazione, di 86 grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, suddivisa in dosi pronte per la cessione a terzi. Il prosieguo delle indagini ha permesso di accertare che l’uomo, inizialmente recluso presso il carcere di L’Aquila e poi trasferito in quello di Rieti, continuava, grazie alla disponibilità di un telefono cellulare, a gestire l’attività di spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e hashish, avvalendosi della collaborazione della compagna, ossia della donna sottoposta alla misura cautelare degli arresti domiciliari, nonché di numerosi pusher della cui collaborazione gli stessi potevano avvalersi nella provincia aquilana e teramana.
Nello specifico sono stati acquisiti indizi di colpevolezza a carico della coppia per i reati di detenzione e cessione in concorso di sostanze stupefacenti, aggravati dalla recidiva, essendo emerso che i due, in concorso, detenevano e cedevano a complessivi 11 acquirenti sostanza stupefacente nel periodo da febbraio a maggio 2025, cessioni avvenute in L’Aquila, Teramo, Giulianova e Martinsicuro. Le attività investigative hanno permesso di accertare come il macedone, nel maggio 2025, abbia effettuato cessioni di sostanza stupefacente anche all’interno della Casa Circondariale di Rieti, il cui corrispettivo veniva pagato dai parenti dei detenuti tramite ricariche Western Union. Inoltre, è stato accertato che il macedone, sempre mentre era ristretto in carcere e prima che gli venisse sequestrato nel settembre 2025, aveva messo a disposizione l’apparato telefonico a 9 detenuti che lo utilizzavano per chiamate personali. Questi ultimi sono stati pertanto indagati per il reato di cui all’art 391 ter del codice penale (accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti).
La complessa attività investigativa permetteva altresì di far deferire alle A.G. territorialmente competenti, per i reati di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, altre 14 persone, di varie nazionalità, rei di aver di ceduto la droga alla coppia e per ulteriori cessioni effettuate a Martinsicuro, Giulianova, Teramo e L’Aquila. Due di essi, nel corso dell’attività investigativa e a riscontro dell’attività di spaccio, già nel mese di aprile 2025 erano stati tratti in arresto in flagranza di reato in L’Aquila e Teramo.




