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Avezzano, la Fanfara dei Bersaglieri dà voce all’Unità nazionale

Il 4 Novembre riunisce istituzioni, Forze Armate, studenti, cittadini. Di Pangrazio “Sulle ricette politiche ci si può dividere, ma sui simboli della Repubblica e sulle Forze Armate, no. L’unità è una responsabilità da esercitare ogni giorno”

Redazione di Redazione
5 Novembre 2026
in Attualità, Politica
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4 novembre 2
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Avezzano – Le note squillanti della Fanfara dei Bersaglieri di Monteleone Sabino hanno attraversato Piazza Risorgimento, aprendo una mattinata in cui la musica militare ha incontrato la memoria nazionale e il senso di appartenenza.

Pennacchi al vento, strumenti in marcia e passo cadenzato: i bersaglieri hanno portato ad Avezzano una delle immagini più riconoscibili della tradizione militare italiana. Attorno a loro studenti, associazioni d’arma, autorità civili e militari, rappresentanti delle istituzioni e cittadini.

La celebrazione del 4 Novembre, Festa dell’unità nazionale e delle Forze Armate, nel 108° anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale, ha assunto un significato che va oltre la ricorrenza.

In uno scenario internazionale segnato dal ritorno dei conflitti e da crescenti tensioni geopolitiche, Avezzano ha affidato alla giornata un messaggio preciso: le differenze non devono trasformarsi in divisioni e il rispetto delle istituzioni deve restare patrimonio condiviso.

Una partecipazione ampia, quella di questa mattina, sottolineata dal Prefetto Vito Cusumano, presente insieme ai vertici delle Forze armate e delle Forze dell’ordine, al vicario del Questore Stefano Mango, e ai comandanti provinciali nonché al Colonnello Alessandro Poli, comandate del Comando Militare Esercito Abruzzo Molise.

“È un piacere essere qui. Vedo una partecipazione particolarmente significativa degli studenti, dei docenti e dei cittadini” ha dichiarato il Prefetto apprezzando il coinvolgimento delle scuole e della comunità.

Cusumano ha inoltre richiamato una caratteristica della storia marsicana: “La capacità di rialzarsi di ricostruire e di trovare, anche nelle difficoltà, le energie per ripartire”. La mattinata si è aperta alle 9:30 in piazza risorgimento con l’ingresso della fanfara, diretta dal capo fanfara bersagliere Simone Principessa. Dopo la celebrazione religiosa in Cattedrale, officiata da don Antonio Principe, il corteo ha raggiunto Pizza della Repubblica, dove si è svolto il momento istituzionale davanti al Monumento ai caduti.

Presenti il sindaco Giovanni Di Pangeazio, il presidente di Assoarma Floriano Maddalena e il colonnello Guido Bulsei, dello stato Maggiore della Brigata Sostegno Aviazione dell’Esercito, nato ad Avezzano.

Nel suo intervento Di Pangrazio ha espresso l’orgoglio della città per la presenza delle autorità e dei vertici militari. Il sindaco ha poi collegato la ricorrenza all’attualità: il lutto per i militari italiani caduti in Bosnia – ai quali è stato dedicato un minuto di raccoglimento -, le tensioni nelle piazze e il clima di contrapposizione politica richiedono una riflessione sul linguaggio e sulle responsabilità di chi rappresenta le istituzioni.

“Proprio quando la politica rischia di essere un esercizio di pura forza – ha detto il sindaco con riferimento al presidente americano Trump –  il 4 Novembre ricorda che le Forze armate non sono soltanto uno strumento di difesa, ma un presidio di pace, libertà e sicurezza”.

 

Il messaggio più netto del discorso ha riguardato proprio le differenze etra le parti in gioco. “Sulle ricette politiche ci si può dividere. È normale, è persino necessario in una democrazia. Ma sui simboli che rappresentano la Repubblica non ci si divide”.

Un ragionamento rivolto soprattutto ai ragazzi e alle ragazze ai quali il sindaco ha dedicato una parte consistente dell’intervento. Nei colloqui con le nuove generazioni emerge spesso la paura di essere tenuti fuori dalle decisioni. “Hanno bisogno di sentirsi parte della comunità” ha osservato Di Pangrazio, richiamando il diritto di immaginare il futuro e costruirlo attraverso il lavoro, gli studi, la ricerca e la possibilità di contribuire alle decisioni che li riguardano.

Da qui l’appello agli adulti “davanti alle tensioni sociali e agli episodi che coinvolgono le divise, le istituzioni devono testimoniare unità”

La presenza degli studenti accanto ai rappresentati delle Forze armate ha dato alla celebrazione una dimensione educativa. “Quando le donne e gli uomini in divisa entrano nelle scuole e dialogano con gli studenti, la loro risposta è fatta di curiosità rispetto, considerazione” ha ricordato il sindaco.

Le forze armate non possono essere raccontate solo attraverso la guerra: il loro ruolo comprende servizio, disciplina, solidarietà, e tutela della pace.

 

Nel corso della cerimonia sono intervenuti anche il primo capitano Floriano Maddalena dell’Unuci, Pierfrancesco Maceroni, rappresentante degli studenti dell’università degli studi di Teramo e Carla Gabriele, dell’istituto di istruzione superiore Torlonia – Croce.  Voci diverse che hanno confermato il carattere intergenerazionale della ricorrenza. Tanti i consiglieri e gli assessori presenti mentre la regione erra rappresentata dal consigliere Massimo Verrecchia.

La storia di Avezzano rende particolare il legame con il 4 novembre. La città conserva la memoria degli uomini partito per il fronte subito dopo il terribile sisma, dei bombardamenti e delle famiglie costrette a rifugiarsi nelle grotte alle pendici del Salviano.

Ma custodisce anche la storia della ricostruzione, della solidarietà e della capacità di ripartire. Un passato che è parte dell’identità collettiva e dal quale nasce il richiamo del sindaco: “l’unità non è una parola da pronunciare nelle ricorrenze. È una responsabilità da esercitare ogni giorno”.

Insomma, una giornata in cui tutti i momenti hanno avuto un particolare seguito e significato dal corteo accompagnato dall’associazione bandistica Castelnuovo Città di Avezzano al tricolore gigante portato dagli Alfieri della Repubblica dell’istituto comprensivo Vivenza – Giovanni XXIII, alla deposizione della corona, all’inno d’Italia eseguito dalla banda degli studenti dell’IIS Majorana.

Una conclusione affidata alle note di una generazione che guarda al futuro. Nel segno dell’unità.

 

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