Quanto c’è di eterno in un’invenzione? Un computer, per quanto potente, non potrà mai vincere sulla creatività, sull’etica, sul libero arbitrio e sull’amore. La meccanica non potrà competere con l’organismo, come l’intero non è mai solo la somma delle sue parti.
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Sarà un viaggio tra scienza e coscienza. “Mentre tutti parlano di intelligenza artificiale – spiega Emanuela Scipioni – lo scienziato e filosofo Faggin ci ricorda che è intelligenza meccanica senza coscienza. Ma cosa è la coscienza? Ed è proprio questa la domanda da cui partirà l’incontro di dicembre a Teatro. Il tentativo è quello di ricordare chi è l’uomo nella sua vera e più intima natura. Prenderne consapevolezza può aiutarci a dominare la tecnica e non a esserne dominati. L’ingresso è gratuito ma è stato attivato un sistema di prenotazione basato su biglietti numerati. I biglietti sono già disponibili e possono essere prenotati e ritirati presso le librerie Mondadori e Ubik (di lunedì, mercoledì e venerdì anche presso la Sala Irti, dalle 16.30 alle ore 19.00)”.
La storia personale e accademica di Federico Faggin è una parabola: nel 1968, alla Fairchild Semiconductor, inventa la tecnologia MOS Silicon Gate, la base su cui verranno costruiti da quel momento in poi memorie RAM, EPROM, sensori CCD e microprocessori. Negli anni ’70, alla Intel, guida il progetto 4004: realizza il primo microprocessore commerciale al mondo, l’Intel 4004, un chip di 4 millimetri che contiene tutta la potenza di un computer.
In seguito, sarà a capo dello sviluppo di 8080 e nel 1974 fonderà Zilog, creando lo Z80: il microprocessore più famoso degli anni ‘80, cuore degli home computer e dei videogiochi, ancora oggi in produzione. “Faggin – commenta, infine, Scipioni – con il microprocessore ha cambiato il mondo in cui viviamo, ma come tutti i grandi scienziati della storia, che sono ineluttabilmente anche filosofi, non ha potuto eludere la domanda fondamentale. Chi siamo? Questo è avvenuto, come lui stesso racconta, dopo aver vissuto un’esperienza straordinaria, che narreremo anche sul palco. La coscienza non è un prodotto del cervello e non è un’illusione generata dai neuroni, secondo Faggin: è fondamentale e irriducibile, come lo spazio e il tempo. L’intelligenza artificiale non potrà mai avere una coscienza, ma l’uomo, oggi più che mai, deve ricordarsi di averne una. Nousym è un neologismo che è stato introdotto nella letteratura internazionale proprio da Faggin; il termine unisce nous (“intelletto”) e sym (“simbolo”) e rappresenta semanticamente l’unione profonda tra il mondo della fisica e della spiritualità, l’uno e i molti”. Le sue tesi sono riportate nei suoi bestseller: Silicio (2019), Irriducibile (2022) e Oltre l’invisibile (2024). Nel 2019, il Presidente della Repubblica lo ha nominato Cavaliere di Gran Croce.



