GOVERNARE. GOVERNABILITÁ. RAPPRESENTANZA. TRE NOMI PER UN UNICO INGANNO

di Pierluigi Palladini
AVEZZANO – Quante ne abbiamo viste in soli otto mesi! In quest’angolo d’Abruzzo, incastrata fra il Monte Velino e il Salviano, sulle rive di quel che era il Lago del Fucino, la città di Avezzano, fra giugno 2017 ed oggi, si è trasformata in un laboratorio politico che è anche un esempio empirico dei vari modi di intendere la politica.
Anzi, non scherziamo, della filosofia della politica.
Sì, perché ci sono concetti in politica che spesso vengono accostati del tutto impropriamente e usati come sinonimi, ma che indicano stati del tutto diversi. Anzi, nel caso di cui ci occuperemo, sono gli stati di salute della democrazia. Ottimale, febbricitante e comatoso.
Il caso più ricorrente di questo tipo di confusioni riguarda i termini Governare, Governabilità, Rappresentanza. E noi molto immodestamente, ma certi di quel che diciamo, siamo qui per chiarire questo voluto qui pro quo.
Governare in democrazia significa prendersi cura al meglio possibile, senza interesse privato, della cosa pubblica al fine di contribuire al miglioramento della vita della comunità. Per ottenere questo altissimo risultato, però, chi prende l’onere e l’onore di governare lo deve fare contornandosi e collaborando con persone che abbiano una visione delle cose coerente, che formi un gruppo coeso e che rispetti gli impegni presi con la popolazione. Insomma, un concetto alto e nobile.
Governabilità è già uno stato patologico, non grave, della democrazia. Governabilità vuol dire, in sostanza, dare gli strumenti per poter governare a chi, in realtà, non avrebbe, anzi, non ha le caratteristiche sopra descritte. Non è uno stato patologico gravissimo, ma comunque indica la necessità di derogare alla coerenza e alla compattezza. E non è poco.
La Rappresentanza può essere al contempo la massima espressione della democrazia e la sua morte. La rappresentanza pura si ha quando, in una democrazia parlamentare pura, nelle istituzioni il popolo è rappresentato dai suoi delegati, o meglio DEPUTATI, cioè coloro che sono inviati dal popolo ad amministrare la cosa pubblica in suo nome, quindi dei servitori del popolo, non dei superiori. Quando la parola DEPUTATO acquisisce il senso di colui che si sente destinatario di un potere, allora la democrazia perde di senso perché una ristretta cerchia di persone si è appropriata di qualcosa che non gli spetta e che esercita abusivamente. In questo caso la rappresentanza è sinonimo di abuso e quindi di confusione. Ovvero, coloro che dovrebbe essere meri rappresentanti, si comportano come depositari di un potere e lo esercitano a loro vantaggio.
Quindi, in conclusione, il senso di questa vicenda è la seguente: ad Avezzano si è parlato di Governabilità, intesa come di una maggioranza che andava data al sindaco per evitare di non governare. Una rappresentanza che andava ad una coalizione che però non era riuscita a vincere il ballottaggio per la carica di sindaco ma che, ovviamente, doveva rispecchiare la volontà popolare. In mezzo il Governo che nessuno può esercitare perché chi governa a livello centrale, i DEPUTATI, hanno scritto una legge elettorale che mutila governo e rappresentanza locali. Ovvero la prima espressione della democrazia di base. E il popolo, come al solito….