UMBERTO DI CARLO, PATRON DI TEKNEKO, A “BOSS IN INCOGNITO”. «ESPERIENZA CONOSCITIVA»

di Roberta Placida

AVEZZANO – É la ditta marsicana Tekneko una di quelle scelte da Endemol Shine Italia come protagonista di una delle 5 puntate del docu-reality “Boss in incognito” in onda su RAI 2 da domani sera.  Le telecamere della RAI hanno seguito le squadre nei cantieri della Tekneko che opera nella Marsica ad Avezzano, Celano, Scurcola Marsicana, Trasacco, Collelongo e Villavallelonga e nei Comuni di Nettuno, Grottaferrata, Guidonia, Monte Compatri, Castel Gandolfo e Bracciano.

Abbiamo raggiunto telefonicamente il Presidente dell’impresa, Umberto Di Carlo, che per una settimana, abilmente mimetizzato grazie a trucco, parrucca, barba finta e occhiali, ha lavorato in incognito al fianco dei suoi stessi dipendenti di cui ha seguito alla lettera le istruzioni e i consigli.

Come ha reagito alla proposta di partecipazione al docu-realiti “Boss in incognito”da parte della Endemol Shine Italy?

«La Endomol mi ha corteggiato per un anno prima che io accettassi. L’azienda che produce il docu-reality cerca di variegare le tipologie di impresa da presentare nel suo programma: 5 anni fa, alla prima edizione del programma, una ditta come la mia ha partecipato, ma poi non ne hanno trovata un’altra che rispondesse ai requisiti richiesti. All’inizio non volevo accettare, ma poi ho capito che avrei potuto scoprire e far conoscere l’altra faccia della medaglia della mia impresa: quella dei casi umani, della sofferenza, della solitudine che a volte si nasconde perché non si trova nessuno con cui parlarne».

È venuto a conoscenza di aspetti che non conosceva dei suoi dipendenti?

«No. Conoscevo i miei dipendenti e conoscevo le loro situazioni personali e familiari, oltre che al loro valore nel lavoro. Con i miei 550 dipendenti ho un rapporto che va al di là del rapporto padrone-dipendente. Non mi considerano un padrone, ma un confidente: ci sono casi duri in azienda, drammi, di cui mi occupo: l’azienda dà supporto e può essere considerata a buon diritto un piccolo “stato sociale”».

In quella settimana lei ha lavorato anche di notte. Qual è il volto della città di notte?

«Io amo la città di notte, la conoscevo da tempo, perché quando io e mio fratello iniziammo e ci inventammo questa attività, lavoravamo di notte. Nella notte c’è silenzio, ci sono lo spazio e il tempo per pensare. Ancora oggi mi alzo presto e mi piace osservare gli uomini che sono nei pulmini che li porta a lavoro, o i pendolari che si alzano presto per raggiungere il posto in cui prestare la loro opera. Io penso che se si vuole conoscere la vita vera, quella che sa di sacrificio, bisogna girare di notte.

Una cosa mi preme ancora sottolineare riguardo il lavoro dei miei dipendenti: essi sono al servizio di 400.000 cittadini: il loro è davvero un servizio sociale, oltre che di educazione al rispetto per l’ambiente».

Un’esperienza importante, dunque, quella di Di Carlo, esperienza che ha acceso i riflettori su uno spaccato nascosto della nostra comunità cittadina e marsicana: un’esperienza conoscitiva a tutti gli effetti. Ora, non ci resta che aspettare il 22 Marzo per sintonizzarci in prima serata su RAI 2.