PROGETTO “BORGO DELLA CORTE”. L’IMPRENDITORE MECOZZI ASSOLTO DA TRUFFA

AVEZZANO – Progetto edilizio “Borgo della Corte, il costruttore avezzanese Roberto Mecozzi non commise alcuna truffa e quindi, ora, il Tribunale di Avezzano lo ha assolto per non aver commesso il fatto.

La vicenda risale al periodo che va dal 2008 al 2011 e riguarda la realizzazione di un complesso residenziale da parte di Roberto Mecozzi, costruttore di Avezzano, che avrebbe propagandato, anche attraverso un apposito sito internet, la costruzione delle abitazioni ad Avezzano. Secondo l’accusa l’uomo avrebbe in sostanza posto in vendita il complesso non avendone la disponibilità dei terreni e delle aree necessarie né tanto meno la documentazione da parte del Comune che, invece, a dire degli inquirenti, sarebbe stata riferita ad altro richiedente e ad altro progetto edilizio. Il tutto, peraltro, incassando somme che avrebbero necessitato una fidejussone a garanzia. Mecozzi si è sempre dichiarato innocente e di aver agito in piena correttezza con tutti. Il procedimento, però, andò avanti e, incrociandosi anche con il sopraggiungere della crisi economica, si arrivò alla non realizzazione del Borgo e a svariati problemi per lo stesso costruttore che si trovò anche con parecchi conti bloccati.

Ora, dopo sette anni dall’avvio del provvedimento stesso, il Tribunale di Avezzano ha assolto Mecozzi per non aver commesso il fatto. La difesa dell’imprenditore ha portato in aula, a favore dell’imprenditore, una scrittura privata con i proprietari delle aree che gliene dava la disponibilità e, quindi, riferendo anche l’iter amministrativo contestato al suo progetto. La questione banche, poi, sarebbe stata spiegata con la documentazione che certificava l’attività di Mecozzi ma che poi non sarebbe andata a buon fine per i sopraggiunti problemi congiunturali e di legge.

«Siamo soddisfatti – hanno dichiarato i difensori di Mecozzi, avvocati Leonardo Casciere e Massimiliano Zitti – perché finalmente non solo è stata ristabilita la verità, ma soprattutto perché è stata restituita credibilità e dignità ad una persona che non aveva commesso nulla di irregolare e men che meno truffe ai danni di chicchessia. Qualora la Procura generale, anche su sollecitazione delle parti civili, dovesse ricorrere in Appello, noi saremo lì, con le nostre verità ed i nostri documenti a chiedere la conferma dell’assoluzione».

«Siamo abituati ai processi – afferma uno dei legali delle parti civili, avvocato Roberto Verdecchia – e sappiamo che gli stessi terminano al terzo grado di giudizio, il tutto sempre nel rispetto delle sentenze, quindi ci sia lecito sollecitare l’appello della Procura Generale, dando per scontato il nostro appello all’esito delle motivazioni. Ricordiamo a noi stessi che si tratta di una sentenza assolutoria (molto benevola) emessa con la formula dubitativa, e che le uniche vittime sono le parti civili che nulla ancora ricevono per il danno da loro subito».

P.L.P.

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Redazione
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