“NON CI SONO LIBERATORI, MA UOMINI CHE SI LIBERANO”. LA STORIA DI TERESIO OLIVELLI, PARTIGIANO E QUASI SANTO

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MAGLIANO DEI MARSI – Il 25 aprile è una giornata fondamentale per la storia della nostra cara Italia: è il momento in cui si ricorda la lotta di liberazione dall’oppressione del nazi-fascismo. Le recenti polemiche che hanno riguardato tali celebrazioni hanno messo in luce un dibattito storico e culturale ancora aperto. Va detto innanzitutto che il 25 aprile è una data che appartiene a tutti e non solo ad una determinata forza politica: socialisti, comunisti, azionisti, liberali, monarchici, militari, ebrei e soprattutto cattolici. E proprio su quest’ultimo punto che oggi noi vorremmo porre l’accento su di un personaggio che in pochi conoscono, Teresio Olivelli il primo partigiano fatto beato dalla chiesa cattolica.

Teresio Olivelli nacque nel 1916 a Bellaggio in provincia di Como e dopo aver compiuto i suoi studi e la maturità a Pavia emerse in lui una forte vena religiosa che lo portò ad essere, durante la lotta di liberazione nazionale, una delle più emblematiche figure della resistenza d’ispirazione cattolica. Divenne un valido giurista e pur essendo legato all’Azione Cattolica – molto penalizzata e maltrattata dal fascismo dopo le cosiddette “leggi fascistissime”- aderì al partito nazionale fascista. Con ardore partì volontario come ufficiale degli alpini nella disastrosa campagna di Russia: ritorna dalla guerra totalmente cambiato. Dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943 si schierò contro la formazione della Repubblica di Salò.

Da quel momento divenne un “Ribelle per Amore” e aderì alle brigate fiamme verdi, formazione partigiana d’ispirazione cattolica che operava tra la Lombardia e l’Emilia Romagna. A tale brigata facevano parte importantissime personalità italiane come Enrico Mattei, Giuseppe Dossetti e Giacomo Perlasca. Con coraggio affrontava le truppe naziste e fasciste che occupavano il nord Italia: venne catturato una volta, ma riuscì a fuggire. Tornò sulla macchia a combattere per la libertà, ma venne catturato una seconda volta. Deportato nel campo di concentramento di Hersbruck – demolito negli anni ’50- dove morì in seguito alle percosse dei kapò subite dopo aver difeso un prigioniero di nazionalità ucraina. Il suo esempio e la sua splendida figura non passò inosservata dalla chiesa cattolica, che prima lo dichiarò venerabile e poi, il 3 febbraio del 2018, lo proclamò beato.

In foto: Il giornale clandestino “Il Ribelle” diretto dal beato Teresio Olivelli

“Sui monti ventosi- scriveva Teresio Olivelli- e nelle catacombe delle città, dal fondo delle prigioni, noi ti preghiamo: sia in noi la pace che tu solo sai dare. Dio della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli per amore. Ribelli, così ci chiamano, così siamo, così vogliamo essere, ma la nostra è anzitutto una rivolta morale. È rivolta contro un sistema e un’epoca, contro un modo di pensiero e di vita, contro una concezione dell’esistenza. Non vi sono liberatori, ci sono solo uomini che si liberano. Nella tortura serra le nostre labbra. Spezzaci, non lasciarci piegare. Se cadremo fa’ che il nostro sangue si unisca al tuo innocente e a quello dei nostri morti, a crescere al mondo giustizia e carità”.

La sua figura ci deve far riflettere sulla giornata che stiamo vivendo soprattutto in questi tempi così democraticamente oscuri. Scriveva Teresio Olivelli: “non ci sono liberatori, ma uomini che si liberano” è un messaggio ancora attuale.