AVEZZANO – Tutto comincia con un commento carpito fra due che si avviano allo spettacolo:
A.: “Ma mi hai detto che lo spettacolo era con…Un certo Luca Argentero… ma lo sai chi è?
G.: “No, non lo so! Ma perché è grave?
A. (prendendo il telefonino e mostrandogli il curriculum dell’Attore): “Ma guarda qui…!
G.: “Bah!
Entriamo nel foyer del Teatro dei Marsi e vediamo che c’è molto movimento: il teatro è quasi al completo.
Lo spettacolo ha inizio. Luca Argentero, in scena, comincia dicendo: “Ecco sono le 21,15 del 4 maggio 2019, sono ad Avezzano…” E’ l’inizio di una serie di monologhi molto coinvolgenti, che narrano la storia, o le storie se volete, di Luisin Malabrocca, Alberto Tomba e Walter Bonatti, con quel titolo che ricorda tutta un’esperienza: “È questa la vita che sognavo da bambino?” con la regia di EDOARDO LEO che ha avuto una bellissima idea, molto coinvolgente.
La storia di Luisin Malabrocca, “l’inventore” della Maglia Nera, il ciclista che nel primo Giro d’Italia dopo la guerra si accorse per caso “…che arrivare ultimo, in una Italia devastata come quella del ’46, faceva simpatia alla gente: riceveva salami, formaggi e olio“, è stata raccontata con tanto humour e con un pizzico di rimpianto per un mondo che forse non esiste più. Infatti, il ciclismo, quello eroico di Learco Guerra, Girardengo, Bartali e Coppi, Magni e lo stesso Malabrocca, nasce, come ben fissato da Adriano De Zan e Candido Cannavò, in una civiltà contadina che mostrava nella immensa fatica di salire sul passo Pordoi, sulle strade dello Stelvio, di correre sulle vie di una Italia appena uscita da una guerra incredibile e che si avviava alla ricostruzione, la sua fiera volontà di vincere, la sua capacità di costruire.

La storia di Alberto Tomba, così come raccontata, mostra la sua grande differenza fra il mondo dei Gustav e Roland Thoeni, Pierino Gros e Ingemar Stenmark. Anche in questo caso, c’è una grande differenza fra i due mondi, ovvero lo sci degli anni ’60 e ’70 e dei primi anni ’80 con quello degli anni ’80 e ’90. 

infine, c’è stato il racconto, umanissimo, della vita e delle imprese di Walter Bonatti, del fatto mai ben chiarito davvero nella mente di tutti, di quel K2 di Lacedelli e Compagnoni, e delle solitarie ascese dell’uomo che poi passò alla storia anche come uno dei fotografi di Epoca, quella rivista che fu all’altezza di Life e che fu voluta da Arnoldo Mondadori.

La conclusione, tutta personale, rivà alla sfida di compiere una discesa su skateboard.

All’uscita raccogliamo alcune impressioni:
Adelina: “Grandissimo spettacolo!
Giacomo: “Ho fatto bene a venire! Veramente una bellissima esperienza!
Anna: “Bellissima la battuta: …Vedo 14 uomini fra il pubblico…
Giorgio: “Uno spettacolo assai divertente che ha raccontato storie bellissime!
Giovanni: “Davvero qualcosa di più di un semplice spettacolo con un certo Luca Argentero!
Stefania: “Un gran bello spettacolo! Le storie molto belle!
Francesco: “A parte la storia di Tomba che non mi è mai piaciuto come personaggio, mi ha molto colpito l’interpretazione, il lungo monologo senza alcun cedimento…Mai! Davvero come una scalata per arrivare in vetta!
Quindi una grande serata, un grande spettacolo e una bellissima chiusura della Stagione Teatrale Avezzanese, grazie a Luca Argentero che con grande serietà, humour e tanta umanità è riuscito a raccontare alcune storie che sono patrimonio di tutti.
Con quel grido, “Lino, Achille dove è che siete?“, scaturito dalla gola di Walter Bonatti c’è tutta la critica di un Paese, il Nostro che come dice, nella parte a reading, Luca Argentero: “Non ha serietà…Non riesce a fare i conti col passato… Accantona sempre!
Grazie Luca Argentero anche per questa riflessione finale!