AVEZZANO. LO SCATOLONE DI VETRO E CEMENTO RESTERÀ MONUMENTO ALL’INDECENZA

AVEZZANO – Niente da fare, non ce ne libereremo mai di quello scatolone di vetro e cemento che alberga ormai da tre lustri nella zona nord di Avezzano.

Parliamo del nuovo municipio di Avezzano, o contratto di quartiere II, mai finito, divenuto vecchio e cadente seppur mai utilizzato, nemmeno per una festicciola di quartiere. D’altronde i lavori non sono mai stati terminati e dentro lo scatolone non c’è assolutamente nulla.

Il Consiglio di Stato, infatti, ha definitivamente respinto il ricorso del Comune di Avezzano che aveva impugnato la precedente sentenza del Tar-Abruzzo, che aveva accolto il ricorso dell’associazione di imprese Irim, la società che ha vinto l’appalto ma non ha mai completato i lavori,  contro la procedura di annullamento di tutte le delibere in autotutela avviata dall’Amministrazione Di Pangrazio.

I lavori, è il caso ricordarlo, furono ideati, appaltati e avviati dall’Amministrazione di centrodestra di Antonio Floris, poi sono iniziati i problemi con le varianti e l’aumento dei costi, fino al loro raddoppio, l’interruzione dei lavori, mai ripresi, e l’intervento della magistratura con alcune condanne in primo grado di tecnici e progettisti.

Antonio Floris, Sindaco dal 2002 al 2012

Quindi l’Amministrazione Di Pangrazio, centro sinistra, tentò di annullare tutto, riprendersi lavori e cantiere, e cercare di avviare una nuova fase. Ma l’Irim ha presentato ricorso al Tar, vinto, e il Comune di Avezzano, poi, si è appellato al Consiglio di Stato. Il massimo organo giudicante amministrativo, però, ha dato ancora ragione all’Irim perché l’annullamento in autotutela è stato avviato troppo tardi, in tempi giudicati non ragionevoli, dall’inizio dei lavori e dell’iter procedurale stesso per l’appalto e per l’affidamento dei lavori. Insomma, ci si è pensato su un po’ troppo. A fine articolo la sentenza in allegato.

Non solo, il Comune di Avezzano ora dovrà anche rifondere 2.000 euro all’Irim per le spese legali.

Il Tar dell’Aquila

Morale della favola. Lo scatolone di vetro e cemento resterà così, si sono letteralmente bruciati oltre 6 milioni di euro, e, soprattutto, un avviso ai nostri lettori e ai cittadini di Avezzano. Passata l’estate inizierà la lunga campagna elettorale per le prossime comunali. Chi verrà, soprattutto nei quartieri nord di Avezzano, a bussare a voti dicendo che risolverà il problema dello scatolone, chiudetegli la porta in faccia, sta dicendo una enorme bugia. Più del solito. Si dovrebbe pretendere la rifusione dei danari pubblici da parte di chi ha male operato come uffici, come amministratori e anche da parte di una impresa che non ha mai portato a termine il lavoro che gli era stato affidato. Ma se questo fosse stato, forse staremo scrivendo in tedesco: «Die Umschmelzung der öffentlichen danaris sollte von dem, der als Verwaltungsbeamte schlecht gearbeitet hat, und auch von einem Unternehmen, das die ihm zugestellte Arbeit nie abgeschlossen hat, vorgetäuscht werden».

E invece no, siamo in Italia e ci teniamo il Re di Tutte le Incompiute a troneggiare in quello che doveva essere il quartiere  più moderno di Avezzano. Una nuova favola, un nuovo, brutto, castello stregato e altri sudditi presi in giro da chi governa.

Sentenza Consiglio di Stato IRIM