AIELLI. IL COMUNICATO DELLA FAMIGLIA SFORZA, IL CHIARIMENTO DELL’AVVOCATO COTTURONE. UN APPROFONDIMENTO DOVEROSO

AIELLI – Dopo il dolore, la confusione del momento, arriva sempre anche l’ora della chiarezza.

Il comunicato ci arriva della Famiglia Sforza-Barbieri:

In relazione alle dichiarazioni rese dall’avvocato Lucio Cotturone su alcuni organi di informazione online, la famiglia Sforza-Barbieri comunica che non è stato conferito alcun incarico di natura legale. La famiglia, pertanto, prende fermamente le distanze da quanto dichiarato dallo stesso avvocato, condannando ogni forma di sciacallaggio, mediatico e di altra natura, dovesse materializzarsi in questa delicata fase. La famiglia Sforza-Barbieri è unicamente concentrata sull’immane dolore causato dalla perdita della povera Sara e chiede il massimo rispetto per quanto accaduto. Con l’occasione si intende ringraziare tutti coloro che hanno partecipato con sincera commozione e vicinanza al lutto, nell’immediatezza della tragedia e durante le esequie: le tantissime persone, le istituzioni, i sindaci con in testa quello di Aielli, la Misericordia.

L’avvocato Lucio Cotturone risponde alla famiglia e chiarisce:

Avvocato Cotturone, Lei ha assunto la difesa di chi?

“E’ bene precisare che fin dall’inizio sono il difensore di Alessio Vergari, con mandato specifico prima dato dai genitori da Sharm el Sheikh, in quanto il ragazzo non era cosciente, poi confermato da lui poiché maggiorenne. Ovvio che mi sono mobilitato fin da subito per attività d’indagine, per sollecitare l’arresto e altro. Tutte queste azioni hanno ovviamente riflesso sull’altra parte offesa. Domani, come già comunicato, sarò in Procura per portare un testimone oculare chiave, con delle foto inedite, tramite l’attenta indagine che ho fatto per il mio assistito che, inevitabilmente, coinvolge anche la povera Sara.”

E’ pervenuto alla nostra redazione un comunicato stampa della famiglia Sforza-Barbieri che parla di sciacallaggio e mette in dubbio anche quelle che sono le sue dichiarazioni nel contesto delle procedure legali. Qual è la sua risposta?

“Io resto completamente basito e sconcertato da questo comunicato presentato oggi. Mi riservo di tutelare i miei diritti. Sono addolorato ancora per la scomparsa della ragazza e, partecipo al dolore della famiglia. Attualmente continuerò il mio lavoro con diligenza e attenzione per tutelare i diritti del mio assistito Alessio Vergari. Che poi la mia attività investigativa vada e si rifletta su quelli che sono i diritti della famiglia Sforza, questo è incontrovertibile ed è oggettivamente sotto gli occhi di tutti. Sono anche fiero che un mio contributo, con il mandato ricevuto, possa agevolare la giustizia, fare chiarezza e portare alla verità e, inoltre, che possa aiutare la famiglia Sforza.”

Avvocato Cotturone, conferma che in prima battuta, nell’immediatezza della tragedia, Lei aveva avuto l’incarico di difensore da parte della famiglia Sforza?

“Sì. Dentro la stanza dell’ospedale di Avezzano dove era ricoverato Alessio, davanti a testimoni, avevo ricevuto un mandato verbale dal Sig. Sforza, papà di Sara, che mi aveva esortato di andare in Procura per informarmi circa l’esito e la procedura che il p.m. stava sviluppando e stava promovendo rispetto la salma, per eventuale ricognizione cadaverica e per esame autoptico. Nel momento in cui, ovviamente sono andato a richiedere il verbale scritto, da parte del padre, sono stato contattato immediatamente dal collega Tony Montagliani, parente della famiglia, il quale mi ha riferito che si sarebbe interessato lui della ragazza. A quel punto mi sono completamente fermato e ho subito, immediatamente, avvisato gli organi di stampa, tutti quelli che mi contattavano, facendo presente che non ero più io a tutelare gli interessi di Sara Sforza, ma bensì il collega Tony Montagliani.”

Avvocato Cotturone, è vero che nel momento del passaggio dell’incarico al Suo collega Montagliani , quando vi fu la richiesta della ricognizione cadaverica, dalla contro parte, Lei consigliò di fare intervenire il perito di parte?

“Assolutamente sì. Consigliai anche ai parenti più stretti di nominare un perito di parte per almeno congelare una situazione, non potendo poi tornare più indietro, non potendo poi riesumare per fare una autopsia. Ho poi successivamente saputo, con mio grande dispiacere, che il mio consiglio non era stato accolto, tant’è vero che non abbiamo ad oggi un perito di parte. Mi risulta, ma non sono certo, che nel momento della ricognizione e dell’esame autoptico non c’è stato alcuno che rappresentasse la famiglia Sforza.”

Perché questa assenza di nomina ha importanza per Lei? 

“Perché questo si riflette anche su eventuali diritti e sulla posizione del mio assistito Alessio Vergari.”

La mancanza della nomina del perito può provocare dei precedenti?

“Non possiamo dire, ad oggi, quanto poteva essere importante il parere di un perito di parte. Lo sapremmo dire poi successivamente, in base a quello che uscirà, non soltanto dalla perizia della dottoressa Ricci rispetto alla ricognizione e all’autopsia, ma potremmo prendere in considerazione l’importanza di avere un perito di parte, presente in quel momento, anche rispetto a ciò che uscirà dall’attività d’indagine: alle dichiarazioni dei testimoni, a quei testimoni che ancora non sono stati sentiti e che io domani mattina porterò immediatamente dinnanzi al Procuratore. Testimoni oculari che andranno a stigmatizzare, a mettere a fuoco gli orari precisi, con un repertorio fotografico, dell’accadimento del sinistro.”

Perché questo è importante?

“Perché abbiamo in questo caso dei paletti fermi: a che ora è avvenuto il sinistro, e quindi avremmo potuto avere anche l’orario preciso del decesso della ragazza. Perché è importante? Lo è ai fini, se vogliamo non soltanto per ricostruire tutto l’occorso sinistro, ma per stabilire se la vittima è deceduta sul colpo o meno, o se era cosciente. Questo lo potrà definire la dottoressa Ricci. E’ importante dire anche un’altra cosa, la mia attività, come dicevo, è partita immediatamente e questa tempestività è motivata proprio dal non far disperdere elementi probatori fondamentali che andavano congelati immediatamente, in quell’istante. Altrimenti la dispersione sarebbe stata inevitabile e, anche in questo momento, io sto lavorando affinché nulla vada disperso ai fini degli elementi probatori, come le testimonianze oculari, quali le ricognizioni, così come l’accertamento tecnico preventivo sullo stato dei luoghi, che è soggetto ad una modifica. Questo deve pensare, nel rispetto del dramma, la famiglia. Capisco il momento e capisco il dolore che stringe la famiglia Sforza-Barbieri, però appunto per questo motivo ci devono essere delle persone lucide e fredde che capiscano quali sono i tempi tecnici da rispettare nel momento, perché poi non si può più tornare indietro in una fase processuale. Questa anche l’importanza di avere un perito di parte, nel momento dell’autopsia. A questo punto dobbiamo stare a quello che ci dice il perito del p.m. non possiamo più nemmeno controbattere.”

Avvocato, chi ha causato l’incidente è ancora oggi un uomo libero?

“Per quello che mi risulta sì. Nella giornata di domani voglio confrontarmi con il p.m. a seguito anche di questi nuovi elementi che porterò alla sua attenzione. A mio sommesso avviso, andranno a chiudere quello che è il quadro probatorio, quindi anche a smarcare quelle che sono le esigenze cautelari alla base dell’emissione di una richiesta di un mandato di cattura e quindi dell’emissione di una misura cautelare che il p.m. dovrà chiedere al g.i.p.”

Perché quest’uomo è libero?

“Dobbiamo fare un distinguo che tento di fare dall’inizio. Dobbiamo distinguere l’arresto immediato in flagranza, che era di competenza della Polizia giudiziaria, quindi dei Carabinieri. L’arresto doveva poi essere convalidato dal pubblico ministero, e poi, ci può essere anche una misura cautelare se il p.m. ritiene di doverla applicare per il contenimento delle tre esigenze cautelari, cioè: pericolo di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato.”

Mi scusi, Lei capirà che la domanda che ci poniamo tutti è: perché non è stato arrestato quest’uomo?

“Non è stato arrestato perché la Polizia giudiziaria, da quello che mi risulta personalmente, ma qui apro le virgolette “non ha ritenuto la flagranza del reato”. Non ricorrerebbe, a detta loro e sentito il p.m., la flagranza di reato e quindi l’arresto obbligatorio del soggetto.”

La flagranza del reato non è la visualizzazione del compimento del reato?

“Si, ma in quale momento? In quale momento lei stigmatizza che il reato si è concretizzato? O meglio, lei in quale momento del sinistro individua che stiamo di fronte all’ipotesi di un reato e quindi delittuosa. Non c’è violazione della norma cautelare.”

Nessuno di noi può essere sul posto quando avviene un incidente mortale. Bisognerebbe girare sempre con la telecamera sul cruscotto per averne certezza?

“Qui però si gioca con le parole. Sarebbe da dire che dobbiamo avere il dono dell’ubiquità. Visto che non è possibile, in questo caso la flagranza di reato si attiene nel momento in cui il soggetto, sempre sotto la diretta sorveglianza degli Agenti viene trasportato in ospedale, in ospedale escono le analisi, le analisi risultano positive alla cocaina, all’alcol, agli oppiacei. Quella è la flagranza di reato. ”

E quindi c’è la flangranza di reato?

“Si, in quel momento. Non nel momento del sinistro.”

Allora doveva essere arrestato?

“Sì, doveva essere arrestato. Non è stato effettuato l’arresto perché il p.m. ritiene che ci sono sentenze, così ho letto, che dicano che in questi casi il soggetto non deve essere arrestato. Quindi, la Polizia giudiziaria, sentendo il p.m., ritenendo di fare un arresto che non sarebbe poi stato convalidato, che sarebbe, quindi, poi stato un demerito, lo ha lasciato libero, aspettando che il p.m., avendo il quadro probatorio complessivo e completo richiedesse al gip l’emissione di una misura cautelare. Posticipando, quindi, la restrizione della libertà personale del soggetto.”

Lo andremo poi a trovare in chissà quale parte del mondo…

“…andandolo a trovare in chissà in quale parte del mondo! Mi permetta però di sottolineare che sia ben chiaro, è possibile pure che per il p.m. ci siano motivi investigativi differenti da quanto ci stiamo dicendo. Così, sembra che si stia puntando il dito contro il p.m. o contro la Polizia giudiziaria, quando magari fra dieci giorni lo stesso pubblico ministero arresta dieci persone coinvolte in un grosso spaccio di droga, collegato a questo sinistro. Allora lì si può capire perché il p.m. ha lasciato libero questa persona, proprio per attenzionarla.”

Mi scusi, sbaglio o risulta essere già essere una persona attenzionata?

“Questo infatti è un ulteriore problema, mi chiedo perché non sia stato arrestato quando ha forzato il posto di blocco?”

Mi creda, abbiamo in molti questo interrogativo. Avvocato si sente uno sciacallo? 

“No, non mi sento uno sciacallo, mi sento una persona che ha fatto il proprio lavoro ai massimi livelli, rinunciando a stare con la propria famiglia per la passione che ha per il proprio lavoro. Apportando elementi utili sia in passato, sia oggi, sia domani lo farò nello stesso modo, rispettando quella che è la deontologia professionale del collega e la deontologia morale e di coscienza nel rispetto alla famiglia, nel rispetto alla povera Sara. Nel momento in cui io non avrò più un mandato, con molto dispiacere, farò un passo indietro, mi metterò a disposizione dell’ autorità giudiziaria, se dovesse essere richiesto, per le cose che so, che ho sentito, per il materiale che ho raccolto, ma in punta di piedi uscirò dalla scena del procedimento. Ma, fintanto che io rappresento e difendo i diritti di Alessio e della famiglia Vergari, che immediatamente mi ha dato il mandato, continuerò a fare tutte le indagini possibili e immaginabili per far sì che: questa persona venga arrestata, per la ricostruzione del fatto, per vederci chiaro, per dare delle risposte alla nostra comunità. Io ho una bambina di cinque anni e se permette anche a me dà timore che determinati soggetti vadano in giro in maniera libera. Mi dispiace che il mio lavoro venga interpretato in modo negativo, perché tutto quello che ho fatto non può che agevolare quelli che saranno gli sviluppi di un’attività di indagine, anche rispetto all’altra posizione, cioè quella della povera vittima. Io non sto distruggendo elementi, io sto apportando prove.”

 

 

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