“È falso che gli incidenti
probatori, che si dice verranno formalizzati il 5 novembre, si
siano conclusi. È falso che non vi sia compatibilità tra il
tessuto di seta del foulard con cui la Ercolini si è impiccata e
il solco riscontrato sul cadavere riesumato. È destituita di
fondamento l’ipotesi di strangolamento con fili elettrici di
lampade sequestrate a casa Ruggeri”. Lo dichiara in una nota
l’avvocato Gaetano Insolera, del Foro di Bologna, anche a nome
dell’avvocato Carla Lettere, del Foro di L’Aquila, difensori
dell’avvocato Lorenzo Ruggeri e del figlio Mario Ruggeri, su
richiesta dei loro assistiti.
Il caso è quello della morte della giudice molisana Francesca
Ercolini, moglie di Lorenzo Ruggeri, presidente della seconda
sezione del tribunale civile di Ancona, trovata morta il 26
dicembre 2022 e su cui la Procura dell’Aquila ha in corso
un’indagine per omicidio.
Secondo le difese, tra ieri e oggi “sono stati pubblicati
molteplici articoli che hanno diffuso notizie false sulle
conclusioni a cui sarebbero pervenuti gli ultimi accertamenti
peritali sulla morte della donna”. Stando a quanto dichiarato
dagli avvocati, negli ultimi quattro anni sono usciti “centinaia
di articoli sollecitati e animati dalla suocera dell’avvocato
Ruggeri e nonna di Mario, la signora Fusco Carmela, per
contestare la morte per impiccamento suicidiario di Francesca
Ercolini”. Tra l’altro, prosegue ancora l’avvocato Insolera, “è
falso che sia stata accertata, nel contraddittorio delle parti,
una frattura nel collo (osso ioide), ipotizzata solo negli
ultimi sviluppi: dalla riunione del 7 settembre 2026, con
l’esibizione, da parte del professor Fineschi, di tre immagini
fotografiche; riunione seguita da un incontro del 21 settembre
2026, in cui lo stesso Professore, presenti alcuni consulenti di
parte, escluse che se anche una frattura si fosse anche
riscontrata, potesse essere ritenuta dirimente per stabilire
un’ipotesi diversa dall’impiccamento suicidiario”. Infine, “le
ipotesi di lesioni da difesa non hanno trovato riscontri precisi
o addirittura sono state smentite sempre dai periti”. “I nostri
assistiti si riservano di agire in sede penale contro le testate
giornalistiche e televisive e nei confronti di chi abbia
concorso negli illeciti, fornendo tali informazioni”, conclude
la nota.
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