L’Abruzzo migliora in materia di
liste d’attesa nella sanità: nel 2026, rispetto al 2025, la
regione registra un miglioramento sia per le prime visite (+9,2
punti percentuali) sia per gli esami diagnostici (+5,1%). Lo
rileva la fondazione Gimbe, che ha analizzato la situazione
territoriale, indicando, per ciascuna regione, tre indicatori:
la variazione tra gennaio-settembre 2025 e lo stesso periodo del
2026 della quota di prenotazioni entro i tempi per prime visite
ed esami diagnostici; la quota di attribuzione della classe di
priorità P per le prime visite nel 2026; la percentuale di
persone che nel 2025 ha rinunciato ad almeno una prestazione
sanitaria pur avendone bisogno.
In Abruzzo, emerge ancora dall’analisi, nel 2026 la quota di
attribuzione della classe di priorità P per le prime visite
(entro 120 giorni) è pari all’85,4% (media Italia 34,9%); nel
2025, la quota di persone che nella regione hanno rinunciato ad
una o più prestazioni sanitarie è pari all’8,5% della
popolazione (media Italia 9,6%).
A livello nazionale, tra gennaio e settembre le prenotazioni
monitorate passano da 19,75 milioni nel 2025 a 21,81 milioni nel
2026. La quota di prenotazioni entro i tempi cresce di 1,7 punti
percentuali sia per le prime visite (dal 76,9% al 78,6%) sia per
gli esami (dall’83,3% all’85%). Tuttavia, dei 2 milioni di
prenotazioni in più entro i tempi, è associato per l’81,5%
all’aumento dei volumi complessivi (+1.657.201) e solo il 18,5%
al miglioramento della quota di prenotazioni entro i tempi
(+375.414).
“I nuovi dati Agenas sulle liste d’attesa – dichiara il
presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – mostrano
alcuni segnali di miglioramento, ma il quadro resta critico:
oltre 4 milioni di prenotazioni risultano ancora fuori tempo
massimo. Inoltre, i dati non consentono di sapere quante
prestazioni siano state effettivamente erogate entro i tempi, né
di ricostruire l’attesa complessiva dei cittadini dalla
prescrizione all’erogazione. I miglioramenti documentati vanno
riconosciuti. ma non cancellano oltre 4 milioni di prenotazioni
fuori tempo massimo. E soprattutto, devono essere comunicati
nella loro reale dimensione, senza attribuire ai dati risultati
non dimostrati o addirittura non misurati. Interpretare
l’aumento delle prenotazioni come il segno di una maggiore
produttività o considerare separatamente i ritardi più
contenuti, restituisce ai cittadini un quadro più roseo di
quello documentato dai dati”.
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