QUEL PASSO FALSO DI IACONE CHE HA APERTO LA STRADA ALL’ACCORDO BABBO -DI PANGRAZIO

AVEZZANO_ FURTO CON SCASSO NELLE SEDI DISTACCATE DEL COMUNE

AVEZZANO – La campagna elettorale è ormai giunta alle fasi finali: quelle in cui i toni diventano più aspri.

Il racconto continua a ruotare intorno a due concetti. Da una parte Genovesi cerca di dipingere il candidato di Pangrazio come uomo della sinistra. Dall’altra, la coalizione dell’ex Sindaco sottolinea il tentativo della Lega aquilana di mettere sotto tutela politica la Città di Avezzano.

Fin qui siamo alla fisiologia delle consultazioni con qualche colpo basso e alcuni toni aspri volti a mobilitare il proprio elettorato con argomenti che colpiscono la famosa “pancia”. C’è un errore però che dovrebbe essere evitato: suscitare la reazione ostile di coloro che non sono ancora schierati. E in questo errore è incappato l’Avvocato Iacone nel momento in cui ha sostenuto che gli avezzanesi avrebbero dovuto dire addio a Tribunale e Ospedale, in caso di vittoria di Gianni Di Pangrazio.

La lontananza dal capoluogo e la differenza di colore politico con il governo regionale, secondo il coordinatore leghista, sarebbero fatali per le aspettative e la legittima tutela degli interessi dei marsicani. Il problema è che la gravità di tale affermazione non è sfuggita ai giornalisti che l’hanno abilmente amplificata con titoli roboanti: “o noi, o scordatevi Tribunale ed Ospedale”.

E questo non è un programma politico, è un ricatto. Anche perché, da che mondo è mondo, nelle democrazie occidentali vige un principio di leale collaborazione tra livelli di Governo. Non esistono favoritismi e “filiere”. Si collabora nell’interesse del cittadino.  Il governo nazionale deve rispettare l’Abruzzo anche se di centrodestra. E il centrodestra dovrà rispettare Avezzano con qualunque sindaco.

Non a caso il Presidente Marsilio, pur sostenendo Genovesi con la firma di un protocollo di impegni, ha cercato di ribadire che essi valgono per tutti. Ma ormai la frittata era fatta. Lo scivolone leghista è stato colto al volo da tanti avvocati di simpatie Di Pangraziane che facilmente hanno colto la fallacia del ragionamento e probabilmente ha costituito la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso per il candidato Mario Babbo, ancora indeciso sul da farsi.

Lasciamo la Città in mano a tale forma di arroganza? Questo è stato il pensiero, recondito e palesato, che ha spinto il candidato Sindaco civico a fare il passo in più, stringere la mano a Di Pangrazio ed esporsi. Poi ci sono gli accordi che solo loro conoscono, i punti di programma che si mettono per condire; la verità è che, quello scivolone leghista, ha dato sostanza alla narrazione del tentativo di sottomissione politica da parte della Lega aquilana. E dinanzi a questo, ogni alleanza, diventa lecita o necessaria.